Parma in festa

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    Domenica 14 novembre una delegazione di alpini, ridotta per necessità dovuta dall’attuale situazione pandemica, si è ritrovata nel parco Ducale della città per aprire le manifestazioni a ricordo dei cento anni della Sezione di Parma. Manifestazioni che sono proseguite anche domenica 21 con una Messa al campo nei pressi della sede di via Jacobs e che proseguiranno nel 2022.

    Un corteo formato dai labari delle associazioni d’Arma, dai 22 vessilli sezionali, dai 47 gagliardetti dei Gruppi parmensi e da altri provenienti da varie parti d’Italia, accompagnato dalla musica del Trentatré è entrato nella piazza d’armi del Palazzo Ducale, sede dell’attuale comando provinciale dei carabinieri schierandosi in un fronte di alcune decine di metri.

    Davanti a questo schieramento hanno sfilato i gonfaloni della Provincia di Parma, Medaglia d’Oro al Merito Civile, accompagnato dal Presidente Giuseppe Del Sante, del Comune di Borgo Val di Taro, Medaglia d’Oro al Valor Militare, accompagnata dal sindaco Marco Moglia, del Comune di Parma, Medaglia d’Oro al Valor Militare, accompagnata dal sindaco Federico Pizzarotti; il vessillo della Sezione di Parma scortato dal vice Presidente Giorgio Adorni e dai membri del Consiglio Direttivo; infine ha sfilato il Labaro scortato dal Presidente nazionale Sebastiano Favero, dal vice Giancarlo Bosetti e da alcuni Consiglieri.

    A ricevere gli onori dallo schieramento c’erano, tra gli altri, il prefetto di Parma Antonio Lucio Garufi, il neo comandante delle Truppe Alpine gen. C.A. Ignazio Gamba e il comandante provinciale dei carabinieri di Parma, col. Pasqualino Toscani. Dopo l’alzabandiera, accompagnato dall’Inno di Mameli e dalla voce degli alpini e della bandiera europea, la Leggenda del Piave e il Silenzio hanno portato un doveroso omaggio ai Caduti. La cerimonia è proseguita con l’intervento del Presidente sezionale Angelo Modolo che ha parlato della nascita della Sezione, elencando il numero degli iscritti e dei Gruppi, che superano il confine emiliano con Pontremoli e Zeri, parlando poi dell’attività della stessa e di ciò che intende fare per mantenere viva la presenza degli alpini in congedo, sempre attivi in ogni sua articolazione per aiutare la popolazione in difficoltà; infine un doveroso ed esplicito ricordo agli alpini “andati avanti”.

    A seguire il comandante provinciale dei carabinieri, col. Toscani, ha espresso il senso di privilegio nell’ospitare questa manifestazione, riaffermando il comune senso di appartenenza. Si sono poi susseguiti gli interventi del Presidente della Provincia Giuseppe Del Sante, sindaco alpino, dell’assessore regionale Barbara Lori, che ha portato i saluti del Presidente Bonaccini, del prefetto Antonio Lucio Garufi e del gen. Gamba, che ha riaffermato la sua collaborazione passata e futura con l’Ana sottolineando che oggi è un dovere esserci.

    Il Presidente nazionale Favero ha chiuso gli interventi sottolineando che la nostra presenza è un atto di testimonianza vera e pensare a un futuro senza alpini è impossibile, per cui ha riaffermato la necessità di istituire nuovamente un periodo di servizio obbligatorio, differente dal passato, per mantenere viva la storia e i valori alpini. Lo sfilamento con gagliardetti, vessilli, gonfaloni e Labaro ha chiuso la giornata di festa per i cento anni della Sezione.

    Massimo Guarenghi

     

    Cent’anni insieme

    All’indomani della Grande Guerra, così come nel resto d’Europa, anche in Italia si viveva un momento storico convulso. Con le stesse dinamiche che due anni prima spinsero gli alpini reduci a ritrovarsi in nome di quei principi di cameratismo e solidarietà a livello nazionale, il 20 novembre 1921, una settantina di soci circa, costituì ufficialmente la Sezione di Parma, in un clima di fervore e di entusiasmo.

    La prima sede fu scelta nei locali di strada Vittorio Emanuele 103, nel cuore della città. Le cronache del tempo raccontano di un numeroso ed entusiasta concorso di alpini che parteciparono all’incontro inaugurale in un clima di schietta e affettuosa cordialità. Quel giorno accorsero soprattutto reduci, provenienti principalmente dal 4º e dall’8º reggimento che avevano preso parte ai gloriosi attacchi di Monte Rosso, Monte Nero, di Tolmino, del Pasubio, del Vodice e al disperato sacrificio dell’Ortigara, di Monte Fiore, delle Melette e dell’impervia lotta sui ghiacciai dell’Adamello e dell’Ortles.

    Sempre riprendendo lo spirito del fondatore dell’Ana, capitano Arturo Andreoletti, la Sezione non avrebbe assunto un carattere elitario, ma avrebbe accolto tanto gli ufficiali, quanto i soldati e sottufficiali con uguale diritto di voto e di partecipazione. Della carica di Presidente venne insignito l’avvocato capitano di complemento Giuseppe Del Prato, il quale aveva partecipato a tutto il conflitto mondiale e rivestito ogni grado di ufficiale, sempre nel btg. Val d’Orco del 4º reggimento.

    A testimonianza dell’autorevolezza della sua figura e della stima che gli veniva riconosciuta, Del Prato venne eletto all’unanimità. Nel 1928 gli subentrò Angelo Scaramelli. Sin dalle prime iniziative di cui si fece carico, apparvero evidenti i molteplici tentativi di diffondere nuovamente tra i soci quell’entusiasmo che aveva da sempre caratterizzato la vita del sodalizio parmense. Furono diverse le strade che il tenente Scaramelli intraprese in questa direzione: una di queste venne rappresentata dall’invito in città dell’eroe del Polo, il capitano Gennaro Sora.

    Nel corso degli anni Trenta la vita sezionale risultò estremamente intensa, sia a livello di attività sul territorio che di crescita in termine di aderenti. Numerosi e caratterizzati da un’affluenza sempre maggiore furono i raduni sezionali di quegli anni. Le operazioni militari in terra africana prima e quelle relative al secondo conflitto mondiale poi, influirono sulla vita della Sezione: nonostante ciò, gli impegni non calarono di intensità e gli avvicendamenti dei presidenti, seppure in questo contesto più frequenti, garantirono il proseguimento della vita sezionale fino all’inevitabile e brusca interruzione legata agli avvenimenti bellici. Così come accaduto in occasione della sua nascita, anche per la ripartenza post-bellica la Sezione prese spunto dalla linea dettata dalla Sede centrale.

    Viene così descritto il lungo ed intenso percorso verso la ripresa delle attività, quando i ricostruttori decisero di attuare una metodologia non dissimile da quella adottata pochi decenni prima. In questo contesto risultarono determinanti gli interventi di quelle figure già presenti nel momento in cui la Sezione venne costituita, in modo da poter garantire che la ripartenza fosse fondata su quegli stessi originari principi. Una di queste fu quella del capitano Del Prato, già apripista in sede di costituzione della Sezione, ora fondamentale riferimento verso il percorso di rinascita. Nel corso dei decenni successivi il cammino della Sezione legò, inevitabilmente, le proprie sorti con quelle della cittadinanza, andando a rappresentare sempre più un punto di riferimento nella vita della città e della provincia.

    In tale contesto trovarono pieno compimento le lunghe presidenze di Alberto de Giorgio (1964-1979) e di Enzo Schreiber (1980-1996), che complessivamente guidarono la Sezione per oltre un trentennio. La crescente rilevanza di adunate e ritrovi su tutto il territorio ha costituito un significativo coinvolgimento verso le comunità, agevolando una capillare diffusione di quei principi che dalla sua costituzione caratterizzano il Corpo degli alpini. Durante il periodo a cavallo tra la fine del Novecento e l’inizio del nuovo secolo, numerosi avvenimenti, in modo diretto o indiretto, caratterizzarono la Sezione: a partire dal 1997, quando in piazza del Duomo giunse un vescovo alpino, mons. Silvio Cesare Bonicelli, passando dal ritorno della stampa sezionale con il periodico ParmAlpina fino all’evento più rilevante della ormai centenaria storia sezionale, ovvero quando nel 2005 la città ospitò la 78ª Adunata nazionale.

    Il suo impatto venne accolto dalla cittadinanza parmigiana con raro entusiasmo. La rinomata capacità degli alpini di sapere colorare i loro ritrovi si confermò tale, incontrando, dall’altro lato, una comunità in grado di ricambiare quel profondo sentimento di stima e amicizia. Il raduno degli alpini diventò così anche quello di una intera città, assumendo i contorni di ciò che le riflessioni del giorno dopo definirono “una festa indimenticabile e una straordinaria festa corale”. Tra le iniziative di recente compimento, merita di essere particolarmente evidenziata l’ideazione e la realizzazione di uno spazio dedicato alla conservazione del materiale storico relativo alla Sezione. A partire dal 2015 ha infatti preso vita il Centro Studi sezionale, sito presso i locali della nuova sede in via Jacobs, inaugurata nel 2010.

    Realizzato con lo scopo di raccogliere tutte le notizie attinenti alla storia associativa, dalla sua costituzione ai giorni nostri, esso rappresenta un vero e proprio punto di raccolta e condivisione di tutte le informazioni reperite in questi anni relativamente alle penne nere. La Sezione di Parma, che oggi conta 47 Gruppi, ha il privilegio di poter annoverare tre Medaglie d’Oro, tra le quali la prima in assoluto nella storia degli alpini, assegnata al capitano Pietro Cella, caduto ad Adua nel 1896. Le altre due Medaglie d’Oro sul vessillo sezionale sono quelle del tenente Paolo Racagni (Corno di Rosazzo, 1917) e del sottotenente Giuseppe Rossi (Selenyj Jar, 1943) ed altre tre Medaglie d’Oro per azioni non compiute in operazioni belliche del Regio Esercito (Vittorio Bottego deceduto a Daga Roba il 17 marzo 1897; Rolando Vignali deceduto in località Molino di Pozzolo, Bore, il 14 luglio 1944; Eugenio Banzola, deceduto a Felino il 14 marzo 1945).

    Di primaria rilevanza sono le attività portate avanti dal gruppo di Protezione Civile, oltre alla conservazione della tradizione musicale alpina di cui si fanno custodi i tre cori costituitisi in seno alla Sezione stessa: si tratta del coro Monte Orsaro, del Colliculum coro e del coro Fiamme Verdi, le cui appassionate esibizioni non tradiscono la tradizione canora e musicale delle terre parmensi.

    Giovanni Sassi