Parliamoci chiaro, da amici

    0
    55

    Caro direttore, come può la solidarietà rovinare la vita ad un alpino, un artigliere da montagna grande e grosso che da 32 anni quando gli viene chiesto, allarga la borsa, si rimbocca le maniche, mette a disposizione attrezzature che costano centinaia di migliaia di euro e va a portare la sua personale solidarietà alpina anche a centinaia di chilometri da casa senza chiedere mai nessuna forma di rimborso spese?

    Permettimi uno sfogo, direttore: “ la solidarietà viene dal cuore, non può in nessun modo essere governata da altri, in caso contrario non si chiama più solidarietà, ma si chiama in un altro modo. Eppure con l’amico Giovambattista Gherardi è successo di tutto e di più, a causa delle sue iniziative di solidarietà. Di lui hanno parlato L’Alpino, Lo Scarpone Orobico, una Rivista Militare, il giornalino della parrocchia di Osio Sotto. Ed ecco che, improvvisamente, dalle stelle è passato alle stalle. Improvvisamente, la popolarità peraltro non voluta e non cercata, invece di far montare la testa a Giovambattista, fa montare l’ostilità dei compaesani e quel che è peggio della sua Sezione, che emana una direttiva, tutto perché un giornalista ha osato scrivere un articolo su L’Alpino senza che prima lui avesse chiesto il permesso… Esasperato l’alpino ed artigliere da montagna Gherardi Giovambattista, ha preso carta e penna ed ha rassegnato le proprie dimissioni dall’ANA. Dimissioni peraltro respinte dal past president, Corrado Perona.

    Artigliere da montagna “Mefisto”

    Conosco Giovambattista, essendo stato io a scrivere di lui su richiesta dell’allora presidente Perona. È certamente un uomo buono, generoso e originale. Ha fatto tante cose belle e sono sicuro che continuerà a farne, restando un appassionato alpino artigliere. Ho avuto modo di sentire anche i responsabili della sua Sezione e ho trovato in loro parole assolutamente amichevoli e fraterne. Direi, sinteticamente, alpine. Forse quello che manca è un po’ di passa-parola, da una parte e dall’altra, perché qualche volta in ognuno di noi prende il sopravvento l’orso che ci portiamo dentro. Spiegarci, anche a costo di litigare, è l’unica strada per tornare a sorriderci da amici.