Nell’inferno bianco

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    Giovanni Alutto ha 103 anni. È arrivato da Carmagnola, alle porte di Torino. La sfilata ha voluto farla a piedi, anche se fa freddo. E ha conservato ancora l’energia per salire i gradini del Duomo e, all’altare, leggere la Preghiera dell’Alpino: “Madre di Dio, candida più della neve, Tu che hai conosciuto e raccolto ogni sofferenza e ogni sacrificio di tutti gli alpini caduti, tu che conosci e raccogli ogni anelito e ogni speranza di tutti gli alpini vivi ed in armi. Tu benedici e sorridi ai nostri Battaglioni e ai nostri Gruppi. Così sia”. Giovanni è stato uno dei reduci presenti domenica 19 gennaio alla commemorazione ufficiale del 77º anniversario della tragica battaglia di Nowo Postojalowka.

    Le quattro Sezioni della provincia di Cuneo (Ceva, Cuneo, Mondovì e Saluzzo) organizzano a turno la cerimonia solenne e quest’anno è toccato a Ceva. Qui c’è anche una caserma – la “Galliano”, oggi scuola di carabinieri forestali – casa degli alpini fino agli anni Settanta. Da questo luogo partirono centinaia di giovani per il fronte, molti dei quali ebbero come sepoltura solo la neve della steppa. Il direttivo sezionale, con il Presidente Franco Pistone, la Protezione Civile, i soci e i volontari, hanno lavorato mesi per farsi trovare pronti. E la macchina organizzativa ha ben funzionato.

    A partire dal venerdì sera, quando gli eventi hanno avuto inizio con due docufilm “Gli anni di ghiaccio” e “Anima alpina”, dedicati alle testimonianze di reduci di Russia e all’impegno delle penne nere di oggi, attraverso l’ospedale da campo dell’Ana. Nello spirito del motto alpino “Onorare i morti aiutando i vivi”. A Ceva hanno recepito l’invito a partecipare in modo attivo all’accoglienza anche i negozianti che nei giorni precedenti hanno addobbato le vetrine, esponendo il Tricolore.

    Imbandierate a festa vie e piazze. Sabato 18 un’ulteriore iniziativa ha preparato la sfilata solenne: il treno storico “Dal Tanaro al Don: memoria, identità, appartenenza”, progetto dell’Unione Montana Alta Val Tanaro in collaborazione con l’associazione “D’acqua e di ferro”, che ha ripercorso la Valle Tanaro sulle orme delle tradotte che, fino al 1942, portarono al fronte i militari della vallata.

    Con letture da parte degli studenti, racconti di storici, testimonianze di figlie di dispersi, mostre documentali e di cimeli, è stato realizzato un viaggio ideale nel ricordo. Alla sera lo splendido teatro Marenco, cuore culturale della città, ha accolto le note della fanfara alpina sezionale e dei cori “Montagne Verdi” di Calizzano e “Sulle note del lago” di Osiglia. Commovente l’atmosfera, alla presenza di gran parte del Consiglio Direttivo Nazionale dell’Ana. Il Presidente Pistone ha premiato con soddisfazione l’istituto comprensivo cittadino, le cui classi terze hanno eseguito pregevoli elaborati.

    Domenica tremila le presenze calcolate da tutto il Nord Italia. Con il Labaro, una trentina di vessilli e circa duecento gagliardetti, i gonfaloni della Provincia di Cuneo e delle città decorate, autorità militari, civili e religiose, fanfare, striscioni. Poi i muli del reparto salmerie di Mondovì. Una sfilata accompagnata da ali di folla, applausi e canti intonati spontaneamente al passaggio.

    Il Duomo, dove il cappellano del 2º reggimento, don Marco Capello, ha celebrato la Messa per i Caduti, non è riuscito a contenere tutti i presenti. Quindi la conclusione ufficiale delle commemorazioni: l’ammainabandiera dal pennone dove qualche ora prima era stata innalzata, entrambe le volte sulle note dell’Inno di Mameli, cantato da tutti. I saluti e poi a pranzo con l’arrivederci a Mondovì il prossimo anno.