Nell’era del Covid

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    Questo 2020 è iniziato come un anno come gli altri, tra propositi da mantenere e progetti da portare a termine. Poi è arrivato il Covid-19 che da marzo, e per certi versi anche un po’ prima, ha improvvisamente avvolto l’intero territorio italiano – e non solo – in una fitta nebbia di panico: ospedali che si riempivano quotidianamente, veci che hanno raggiunto il Paradiso di Cantore senza nemmeno un saluto ma solo con un pensiero o una preghiera tra le mura domestiche. L’attenzione della collettività si è spostata sull’emergenza sanitaria in corso e l’intera macchina operativa della Protezione Civile ha dovuto orientarsi velocemente verso un nuovo tipo di aiuto nel campo del volontariato. Ma in che modo si deve agire durante le calamità naturali in mezzo al caos creato da una pandemia?

    L’esercitazione Vardirex 2020 si è svolta in Abruzzo, nei territori di Avezzano, Scanno e Sulmona. Lo sforzo organizzativo messo in campo in breve tempo dal 4º Raggruppamento per organizzare questa esercitazione, si è tradotto in un’occasione per mettere in pratica le qualità organizzative, a dispetto delle notevoli distanze che intercorrono fra le Sezioni dell’Italia Peninsulare. Distanze che non agevolano di certo la necessaria frequenza di incontro per confrontarsi sulle capacità operative. L’utilizzo del sistema di videoconferenze già da tempo adottato dalle segreterie informatiche del 4º Raggruppamento, utilizzato anche per l’attività formativa dei propri volontari, ha di fatto prodotto i suoi benefici risultati.

    Questa prova sul campo è stata utile per testare la mobilitazione, durante i possibili scenari di eventi calamitosi quali terremoti, alluvioni, smottamenti, ricerca dispersi e incendi, dei volontari della Protezione Civile Ana del 4º Raggruppamento in collaborazione con le Truppe Alpine, l’Aeronautica Militare, la Marina Militare e la Croce Rossa Italiana. Quest’ultima calamità ha colpito il territorio abruzzese in modo particolarmente incisivo nel corso del 2020 e i volontari Ana delle squadre dell’Antincendio boschivo hanno saputo lottare strenuamente con questo fenomeno, non sempre opera di madre natura, dando prova della loro abilità dimostrata anche durante l’esercitazione. Il Coronavirus ha reso più difficile l’organizzazione del campo e non sempre il lavoro tra volontari ed Esercito è stato sinergico. Bisogna tener conto che in questo frangente di emergenza sanitaria, tutto l’impianto dell’esercitazione è stato calcolato in misura “doppia”.

    È richiesto il distanziamento sociale e l’uso delle mascherine non è sufficiente. Prendiamo ad esempio la cucina (cui va un ringraziamento particolare per l’ottimo lavoro svolto): se prima in mensa si poteva stare al tavolo in otto ora si deve stare in tre; ciò comporta l’ampliamento dei locali, come anche il dormitorio, la sala telecomunicazioni e gli spazi comuni. Un grande lavoro è toccato alla segreteria del 4º Raggruppamento che si è spesa instancabilmente per rendere il tutto operativo al meglio.

    Il nucleo cinofili ha operato in modo impeccabile nella parte riguardante l’esercitazione di ricerca dispersi; in una terra che ha ancora negli occhi le immagini di intere città distrutte dal terremoto, i cui abitanti piangono ancora i loro morti, non poteva essere diversamente e il loro operato è stato prezioso. Ovviamente tutto questo progetto è stato possibile grazie alla Sanità Alpina, cui va un doveroso ringraziamento, che ha prontamente saputo adeguarsi a questo “nuovo nemico” creando delle figure ad hoc per controlli approfonditi, verificando che tutto fosse a norma in modo tale da permetterci di operare in sicurezza e nel rispetto dei protocolli anti Covid-19. Un passaggio importante per il futuro è quello di Sulmona dove è stato firmato un accordo di stretta cooperazione sulla protezione civile tra le Truppe Alpine e l’Associazione Nazionale Alpini che entrerà negli annali.

    Da coordinatore nazionale della Protezione Civile Ana mi auguro che ciò sia di buon auspicio per una sempre maggiore collaborazione e sinergia d’intenti tra militari e volontari, per essere sempre più d’aiuto laddove il territorio italiano e i suoi abitanti siano in difficoltà e abbiano bisogno. Ovviamente il tutto è supervisionato dal Dipartimento nazionale della Protezione Civile. Ringrazio a tal proposito il Capo del dipartimento di Protezione Civile nazionale, Angelo Borrelli, per aver visitato il nostro campo; si è detto soddisfatto di quanto ha visto e spera che il nostro volontariato continui in questo modo. L’esercitazione Vardirex 2020 nell’era del Covid-19 è servita soprattutto per capire le difficoltà, durante una pandemia, di realizzare un campo per sfollati in caso di calamità naturale. Solitamente durante un evento come un terremoto o un’alluvione, si ha a che fare con persone spaventate, sotto shock, magari ferite; subentrano poi le differenze di abitudini nella vita quotidiana, anche religiose, che condizionano la convivenza.

    A questo si aggiunge tutto il calcolo del distanziamento sociale, della sanificazione per garantire la sicurezza. Vardirex, quindi, ha rappresentato un banco di prova importante. Come ripeto spesso, non ci dobbiamo mai arrendere perché, nonostante tutto, dobbiamo armarci di coraggio, rimboccarci le maniche come sappiamo fare e continuare instancabili ad operare per il nostro Paese. Solo così osservando il cielo e guardando sventolare il Tricolore, lo vedremo illuminato dal sorriso dei nostri veci che hanno fatto “zaino a terra”.

    Gianni Gontero