La furia del maltempo

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    Ancora una volta, nella prima decade del mese di ottobre, il maltempo mette in ginocchio i territori del Nord Ovest, lasciando delle ferite profonde e una scia di vittime e di danni. I volontari della Protezione Civile del 1º Raggruppamento sono stati impegnati in una serie innumerevole di interventi emergenziali: circa 400 uomini delle unità di tutte le Sezioni del Raggruppamento (Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta) per un totale, limitato alla sola fase emergenziale, di 1.210 giornate di lavoro.

    PROVINCIA DI VERCELLI – Nel Vercellese e lungo il corso del Sesia la situazione emergenziale si è ben presto evidenziata con le caratteristiche di una imponente alluvione, pari, se non superiore, a quelle storiche del 1968, del 1978 e del 1994. Un evento che ha complicato notevolmente gli interventi, costringendo le colonne dei volontari ad effettuare giri “tortuosi” per raggiungere le località operative, considerata l’interruzione delle principali direttrici di traffico. La stessa città di Vercelli non è stata risparmiata dalla crescita delle acque del suo fiume: diverse sono state le abitazioni allagate, soprattutto nei quartieri più bassi e nel rione Cappuccini. «Il badile è stata la prima macchina operatrice su cui abbiamo potuto contare. Una situazione molto complessa tanto che abbiamo ben presto terminato la disponibilità di pompe idrovore. Siamo stati costretti a mettere in moto una delle pompe del modulo internazionale dell’Hcp, una pompa cosiddetta ad alto rendimento per la potenza e la capacità operativa che può vantare – spiega Paolo Rosso, Coordinatore della Protezione Civile del 1º Raggruppamento. A complicare ulteriormente le operazioni di intervento le strade interrotte, i ponti crollati, con l’incognita delle previsioni meteo e la possibilità che arrivassero nuove precipitazioni. Nella provincia di Vercelli abbiamo registrato 37 strade e ponti interrotti, quindi una grandissima difficoltà di movimento, difficoltà che, nelle ore emergenziali, ha bloccato in casa anche diversi volontari. A Borgosesia il quartiere Isola è andato completamente sommerso e purtroppo dobbiamo registrare anche una vittima, il cui corpo è stato recuperato a valle, nel Sesia».

    VALLI DEL CUNEESE – L’unità di Protezione Civile della Sezione di Cuneo è scesa immediatamente in campo per garantire le comunicazioni con i territori colpiti, attraverso l’attivazione di un ponte radio al Sacrario della Madonna degli alpini di Cervasca, mentre le squadre intervenivano nelle località di Limone Piemonte, Nucetto, Ceva e Garessio con mezzi e personale, a cui si sono aggiunti anche molti soci alpini. A Limone Piemonte la Protezione Civile Ana ha dato un contributo prezioso con le idrovore nel prosciugamento del garage di Piazza San Sebastiano, completamente allagato; un lavoro analogo ha impegnato i volontari a Nucetto e Ceva, con l’impiego congiunto di squadre con motoseghe per la rimozione e la pulizia dei corsi d’acqua, da alberi e ramaglie. A Garessio oltre alle motoseghe, sono state impiegate anche macchine di movimentazione terra per sgomberare da malta e detriti. «Sono commosso per ciò che stanno facendo i capi squadra e i volontari, sono una grandissima risorsa per il nostro Paese – commenta Ugo Piero, coordinatore della Protezione Civile dell’Ana di Cuneo. Mi aspettavo una reazione positiva, ma mai come in questa occasione i nostri ragazzi hanno dato prova di grande prontezza e professionalità, dimostrando sul campo anni di addestramento e di impegno». A quello di Ugo Piero si aggiunge il plauso di Matteo Galleano, Presidente della Sezione di Cuneo: «Sono soddisfatto del lavoro svolto dai nostri volontari che ringrazio per essersi prodigati nell’offrire soccorso, rispondendo prontamente alla richiesta di intervento. È motivo di orgoglio per tutti noi sapere di poter contare su queste persone, che hanno dimostrato profonda dedizione e disponibilità».

    LIGURIA – Il bollettino di allerta meteo del 2 ottobre, emesso dalla Protezione Civile della Regione Liguria, lascia ben poco spazio alle interpretazioni: ad esclusione della zona di Genova, contrassegnata con il poco rassicurante colore arancione, tutto il resto del territorio, dal Levante a Ponente, è di colore rosso: previsioni che purtroppo si sono confermate, soprattutto nel Ponente Ligure. «Subito torna alla memoria quello che accadde 50 anni fa, esattamente il 7 ottobre, la forte pioggia portò all’esondazione dei torrenti Fereggiano Bisagno e Leira e alla piena dei torrenti Sturla, Polcevera, Chiaravagna e Cantarena. Genova fu la città che pagò le conseguenze più pesanti – spiega Giuseppe Ventura, coordinatore della Pc Ana della Liguria. Inizia a piovere e da lì a breve sono decine i Comuni liguri flagellati dal maltempo. In cuor nostro ci sentivamo demoralizzati al pensiero di dover affrontare, ancora una volta, una nuova emergenza, ma armati di buona volontà e senza perderci di animo, con un paio di telefonate abbiamo allertato i nostri volontari che hanno dato prova di essere sempre pronti. Le richieste che ci hanno visto maggiormente coinvolti sono arrivate da Ventimiglia e da Vessalico; Imperia e Savona sono state coinvolte da subito nelle operazioni di aiuto». A Ventimiglia è esondato il fiume Roya, invadendo buona parte della città e distruggendo la storica passerella pedonale che collega il centro storico a quello moderno; a Vessalico è straripato il fiume Arroscia e la sua furia ha diviso a metà il paese danneggiando il ponte che lo unisce. Un fiume di fango e tronchi negli appartamenti e nelle cantine.

    VALLE D’AOSTA – «Torrenti e ruscelli, apparentemente innocui, si sono ingrossati riversandosi a valle con fragore e distruggendo tutto quello che hanno incontrato sul loro cammino. Per i valdostani la memoria corre subito a quel 2000, quando la terribile alluvione si portò via strade, ponti, case e vite – racconta Gianni Amadini, Coordinatore dell’Unità di Protezione Civile valdostana. Per fortuna anche già dalla mattina del 5 ottobre, diversamente da quanto previsto, pioggia e vento sono calati lasciando spazio a un timido sole sulla Valle d’Aosta e rasserenando l’umore della popolazione. L’Unità di Protezione Civile della Sezione di Aosta non è rimasta a guardare: è iniziato fin da subito un tam tam di messaggi e chiamate tra i volontari, la conferma della gravità della situazione è arrivata poi nella mattinata. Alla chiamata del 1º Raggruppamento, la Valle D’Aosta ha risposto con 33 volontari, pronti a partire in qualsiasi momento. Materiale e attrezzature sono stati preparati per garantire velocità, precisione e qualità dell’intervento. Oggi, come sempre, gli uomini della Pc Ana valdostana hanno dato segno di grande valore, umanità e spirito di appartenenza». Proprio in Valle d’Aosta dobbiamo registrare il dramma dell’incidente occorso a Rinaldo Challancin, volontario dei Vigili del Fuoco di Arnad, caduto durante il servizio nella notte del 4 ottobre.

    «Un impegno, quello della Protezione Civile del 1º Raggruppamento che non si è esaurito con il completamento della sola fase emergenziale – conclude il Coordinatore nazionale della Pc Ana, Gianni Gontero – ma che continua con la fondamentale fase del ripristino post emergenza, attività nella quale ancora in questi giorni, mentre andiamo in stampa, molti volontari delle varie unità sezionali sono impegnati. Un segno inequivocabile di come la grande famiglia alpina sia sempre pronta a mettersi in gioco per aiutare gli altri. Un plauso a tutti i volontari che hanno prestato la propria opera, un orgoglio per la nostra Associazione».

    Stefano Meroni