Nella rete Social

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    Il tempo dei social va veloce. Brucia notizie e notorietà nello spazio di minuti: un’immagine diventa “virale” perché si diffonde più rapida di un’epidemia e fermarne l’eco è spesso impossibile. Ma l’universo che corre sulla rete raggiunge contemporaneamente milioni di persone: chi si occupa di informazione non può perciò prescinderne e, anzi, può trarne vantaggi, imparando se non a governarlo almeno a gestirne i flussi, incanalandoli. Per questo era di pregnante attualità il tema proposto dal 23º Convegno Itinerante della Stampa Alpina (Cisa), tenuto nell’auditorium delle Canossiane a Feltre: “Social tra opportunità e rischi”. Per affrontarlo con i responsabili dei giornali di Sezione e di Gruppo, Bruno Fasani, direttore de L’Alpino, ha invitato un’apprezzata conoscenza dei nostri convegni, Stefano Quaglia, dirigente veronese del Miur (Ministero dell’istruzione, università e ricerca) ed un’esperta, Daniela Villani, docente di Scienza della formazione all’Università Cattolica di Milano.

    Con loro, accolti dal presidente della Sezione di Feltre, Stefano Mariech, anche il col. Mario Bisica, da poco responsabile della Pubblica informazione delle Truppe Alpine. Coinvolgente l’approccio culturale di Quaglia, partito dai Fenici, le cui tavolette sistematiche, le prime conosciute, nascevano dalla necessità di codificare un linguaggio in tema commerciale: «Già allora – ha detto – c’era la necessità di valutare in base a costi ed utile. Oggi non è diverso, i media vanno governati, non bisogna avere paura di un’informazione che domani è già obsoleta ».

    Comunque, ricorda, gli strumenti sono amplificatori: se hai zero da dire, resta zero. E non bisogna credere che i giovani che maneggiano tali strumenti abbiano da dire più degli adulti, cambiano solo i mezzi. Oggi però i numeri non ci consentono di prescindere dai “social” perché il 59% degli italiani, 35 milioni di persone, trascorre due ore al giorno on line: i più frequentati sono Twitter, Facebook e il canale video YouTube.

    È Villani a disegnare il quadro individuale: si parte da bisogni di relazione, cercando sicurezze e stima, attraverso l’approvazione altrui. Un percorso rapido, in una platea amplissima, a cui non si avrebbe accesso senza i social. Ma i rischi sono elevati: i legami sono virtuali, il soggetto “non ci mette la faccia” fisicamente, delega al medium. Il rischio è quello dell’analfabetismo emotivo, perché finiamo per credere che tutto il mondo la pensi come noi. Le “fake news”, notizie false, viaggiano sei volte più veloci, perché sono sempre presentate in modo impattante. Ecco perché è necessario analizzare le informazioni. Come? Anche grazie a programmi come Chat bot e Fact Checking che controllano la veridicità delle notizie. E poi bisogna regolare l’accesso ai nostri strumenti ed incoraggiare analisi e confronto. Un lavoro molto impegnativo, che osta spesso con le consuetudini di chi cura l’informazione sezionale, ma necessario.

    Del resto anche l’Ana nazionale gestisce i social da tempo, lo ha ricordato Michele Tresoldi, webmaster di ana.it. Numeri importanti: il portale Ana ha oltre mille utenti al giorno e 1,3 milioni di visualizzazioni; verso l’Adunata di Milano il nostro Facebook ha registrato 284mila interazioni in 28 giorni, mentre il canale YouTube (a cui ci si può iscrivere) nel 2019 ha raggiunto 533mila visualizzazioni. Positiva anche l’esperienza su Twitter, con numeri inferiori, ma dovuti soprattutto a politici, amministratori, giornalisti, ecc.

    «Volenti o nolenti – ha concluso don Fasani – siamo nel liquido amniotico dell’Ana e la grandezza dei nostri Caduti e delle nostre tradizioni va misurata nel 2020: siamo eredi di quel patrimonio se abbiamo il coraggio di misurarci col presente. Non dobbiamo perdere la nostra umanità, gestendo la sfida con l’umanità delle relazioni, facendo crescere una coscienza tra i giovani, evitando rischi di scollamento (un accenno questo, anche al fatto che al Cisa erano rappresentate poco della metà delle Sezioni, n.d.r.)».

    Se i saluti iniziali erano stati portati dal Presidente nazionale Sebastiano Favero, quelli finali sono stati affidati al vice Presidente vicario Alfonsino Ercole, che ammettendo la delicatezza del passaggio ha ricordato che “il cambiamento va metabolizzato”.

    Ma. Cor.