Natale diverso

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    Ottobre e novembre 1980: due scosse di terremoto, a distanza di un mese una dall’altra, hanno distrutto quasi totalmente i paesini dell’Irpinia. La poderosa “macchina degli alpini” si è messa subito al lavoro per portare conforto, solidarietà, ma soprattutto opere di ricostruzione per quei fratelli sfortunati. Detto e fatto, molte Sezioni hanno organizzato delle colonne di alpini che, giunti sul posto, senza indugi hanno iniziato a scavare, a rimuovere detriti con picchi, badili, motoseghe e martelli pneumatici.

    Per ragioni logistiche e di organizzazione ero aggregato alla Sezione di Vicenza, comandata dal Presidente di allora, l’indimenticabile Vincenzo Periz. Era il Natale 1980. Questa prima fase di lavori si concluse a gennaio con la promessa di ritornare ad aiutare nella ricostruzione. L’Ana ha organizzato per tre anni di seguito, da giugno a settembre, turni di lavoro quindicinali per ricostruire tre strutture pubbliche: un asilo nell’estate 1981, una scuola elementare nel 1982 e una scuola media nel 1983 a Pescopagano, paese tra i più colpiti e distrutti.

    Sono stati selezionati in primis artigiani professionisti: muratori, idraulici, elettricisti, stuccatori, pittori, nonché ingegneri e architetti. Ma mancavano i “serventi” che dovevano fare da garzone a questi professionisti per velocizzare i lavori. Da qui la seconda chiamata alla quale hanno risposto, come manovalanza, un’altra schiera di professionisti: avvocati, medici (tra cui il sottoscritto!), professori di ogni ordine e grado, insomma i laureati. È stata una esperienza bellissima: vedere la créme sottostare ai rimbrotti dei professionisti!

    Il muratore vicentino al quale ero stato assegnato mi incalzava sempre dicendomi «più svelto, dottore! Sei troppo lento nel portarmi la malta!». E pensare che dovevo fare ben tre piani di scale con la “sidella” e non riuscivo a stare al ritmo di questi forsennati!

    La sera, dopo il lavoro, ritornavo alle mie mansioni: si mettevano tutti in coda per una visita, con misurazione della pressione e per chiedere consigli su come mantenersi in salute. Tutto finiva in gloria con il classico “bicchiere della buona notte”, condiviso con i paesani del luogo che si univano volentieri. Le immancabili cante alpine ci accompagnavano al sonno ristoratore in vista di una nuova impegnativa giornata.

    Marco Biffi