NAPOLI, CAMPANIA E CALABRIA – Per i santi e i beati alpini

    0
    67

    Sotto lo sguardo austero delle cime Cannitello e La Caccia, fra le più impervie della dorsale del Pellegrino, mons. Stefano Rega, vescovo della diocesi di san Marco Argentano- Scalea, ha celebrato la solenne cerimonia di intitolazione ai santi e beati alpini del santuario in Contrada Pantana del comune di Sangineto (Cosenza).

    Nella verdissima radura antistante il santuario, circondata da pini e faggi secolari, autorità civili e militari, alpini e fedeli provenienti anche dai comuni vicini, hanno assistito alla suggestiva celebrazione. Emozionante il passaggio liturgico dedicato alla benedizione del particolare reliquario, opera di Stefano Pavesi, capogruppo di Olgiate Olona (Varese), contenente le sacre reliquie dei beati alpini e della statua processionale del beato don Carlo Gnocchi alla quale l’alpino Riccardo Talleri, del Gruppo di Lacchiarella, ha imposto il cappello alpino appartenuto a un reduce, donato dalla Sezione di Milano.

    Il vescovo, nella sua omelia, ha sottolineato come gli alpini siano portatori di valori irrinunciabili: amor di Patria, fratellanza e solidarietà. La giornata del sabato è stata caratterizzata dalla sfilata nel paese che ha raggiunto il monumento ai Caduti dove dopo l’alzabandiera è seguita la deposizione di una corona d’alloro. Un breve saluto di don Bruno Midaglia scuoha preceduto gli interventi del sindaco Michele Guardia, del consigliere regionale Pietro Molinaro, del ten. col. Francesco Acconcia, di Federico di Marzo (allora vicepresidente vicario nazionale), del regista Alessandro Garilli e del presidente sezionale Marco Scaperrotta che si è detto onorato e orgoglioso della magnifica manifestazione, ringraziando don Bruno Midaglia e l’intera comunità di Sangineto.

    Subito dopo la vicesindaca Maria Rosa Midaglia ha fatto l’appello dei Caduti e ad ogni nome è seguita l’esplosione di un colpo scuro. Un momento carico di emozionante solennità che ha fatto risuonare nella mente e nel cuore le struggenti note di “Ta-pum”.

    Gianfranco Musacchio