Musica per il centenario

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    Troppo spesso il tema, bello e importante, della coralità alpina, è lasciato agli stessi cori (oggi dopo tre anni e un lungo e difficile lavoro di censimento abbiamo pubblicato sul sito ana.it i circa 150 cori dell’Ana con i relativi maestri). I cori hanno avuto e hanno il merito di perpetuare una tradizione, qualche volta di (re)inventarla, ma non sono i soli. Infatti il tema della coralità offre una magnifica prospettiva per guardare alla tradizione della nostra Associazione, dalla presenza della montagna nella società italiana, alla diffusione popolare del canto e della musica. C’è un versante propriamente storico nella musica e nella coralità alpina. Si intrecciano infatti in questo ambito, tante correnti: antichi canti popolari contadini e montanari, canti militari (di reparti militari), echi dei canti di lavoro, canti politici (i canti della Seconda guerra mondiale non sono sempre gli stessi di quelli della Grande guerra), persino tracce di canti di protesta: la “tristezza” di tanti canti alpini per la morte in alta montagna o nella steppa che cosa sono se non una protesta contro una guerra inutile e durissima, sull’Ortigara, nel Cadore come in Russia o sul fronte greco-albanese? E poi c’è un aspetto sociale e culturale caratterizzante dei primi sessant’anni del Novecento: quanti italiani sapevano suonare uno strumento! E quanti sapevano cantare assieme, in osteria come a Messa! Quali musiche conoscevano? Come le suonavano? Quale cultura musicale riflettevano? Quali erano i canoni più diffusi? Ed oggi cosa è rimasto di tutto questo? Insomma, il tema della coralità può ancora una volta essere visto o come una questione folkloristica o solo tecnica, appannaggio degli addetti ai lavori, oppure può essere restituito a tutta l’Associazione, nella sua complessità e soprattutto nella sua bellezza. Il Consiglio Direttivo Nazionale ha così deciso di mettere a disposizione una borsa di studio, affidata a Filippo Masina (già autore dei saggi sulla storia dell’Ana curati dal professor Nicola Labanca), che sfocerà in primis in una pubblicazione frutto di una indagine scrupolosa sul tema con interviste ai maestri dei cori, recupero dei canzonieri e delle partiture, raccolta di repertori, testi e armonizzazioni. Con questa ambiziosa prospettiva dobbiamo essere in grado, nell’anno del nostro centenario, di proporre qualcosa che resti nel tempo a tutti gli alpini (e per tutti gli italiani), non solo riservato agli amanti della musica e della coralità alpina, iniziando un progetto, anche questa volta pluriennale, prima sui nostri cori e successivamente, anche sulle nostre oltre 80 fanfare (censite sul nostro sito). Questo materiale sarà raccolto in un volume insieme agli atti del convegno che avrà luogo sabato 8 giugno al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Questa giornata organizzata e patrocinata dalla Sede nazionale, vedrà protagonisti oltre al Presidente Favero, il professor Labanca, il professor Carlo Perucchetti, Presidente del Centro Studi Musica Grande Guerra e il professor Bruno Zanolini, già Preside del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, alpino del 62º corso Auc. Accanto ai relatori, due cori: I Crodaioli del maestro Bepi De Marzi a rappresentare il canto d’autore e il Coro Ana Milano del Maestro Massimo Marchesotti impegnato nella ricerca e nell’esecuzione del canto di tradizione popolare. Un lavoro a più mani dunque, che coinvolgerà attori di alto livello e lascerà un segno. Il nostro impegno come Centro Studi è che i cori tornino ai canti alpini e gli alpini a cantare insieme. Il sogno sono i concerti all’aperto, le voci che si uniscono fino a diventare una sola. Nell’anno del centenario dell’Ana occorre portare alla ribalta lo straordinario lavoro dei cori, da sempre impegnati capillarmente sul territorio, custodi e divulgatori di un patrimonio inestimabile di cultura e tradizione.

    Mauro Azzi