Monumento alla memoria

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    La storia – La fatidica e tragica battaglia di Nikolajewka della fine di gennaio 1943 permise alle nostre esauste truppe di disimpegnarsi dal fronte russo. Tuttavia in molti, troppi, purtroppo rimasero in quelle lande ghiacciate e il tempio di Cargnacco, fin dalla sua consacrazione, nell’ormai lontano 1955, venne eretto per perpetuare nel tempo la loro memoria, con l’auspicio – ricordato fin dalla posa della prima pietra, il 9 ottobre 1949 – di poter accogliere almeno una parte delle migliaia di salme rimaste su quel fronte. Desiderio e memoria quindi, che furono parzialmente esauditi nel dicembre del 1990 con l’arrivo al tempio di una prima salma di soldato ignoto proveniente dal fronte del Don. Ma solo nell’autunno del 1992, iniziarono finalmente ad arrivare le prime salme dei nostri soldati, noti ed ignoti, pietosamente riesumate da alcuni ex cimiteri più o meno miracolosamente sopravvissuti, rimpatriate e riconsegnate alle famiglie o inumate nel tempio di Cargnacco. Tutto ciò fu possibile grazie al nuovo clima di distensione nei rapporti tra Italia e Russia e al fattivo interessamento della neonata “Associazione Memoriali Militari”, senza scordare l’impegno dell’Ana che, oltre a fornire uomini per le operazioni di esumazione, si attivò per costruire a Rossosch un asilo per i bambini. In questo clima si realizzava finalmente il sogno di don Carlo Caneva, classe 1912, dal 1946 parroco di Cargnacco, ma ancor prima cappellano militare nella divisione Tridentina in Grecia e Albania, rientrato dalla Grecia in tempo per partire per la Russia con il battaglione Morbegno del 5º Alpini. Nel gennaio 1943, qualche giorno prima dello scontro di Nikolajewka, fu catturato ed internato in un campo di prigionia sovietico, dove rimase fino al luglio del 1946. Per il suo impegno civico e religioso verso i compagni di prigionia, fu decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare con la motivazione che: “Rimasto isolato all’approssimarsi di un reparto avversario non abbandonava i colpiti e veniva catturato. Durante la prigionia sopportava virilmente sofferenze e disagi, continuando ad assolvere con instancabile generosità la sacra missione affidatagli. Russia 1943-1946”. Fin dal suo arrivo a Cargnacco, don Caneva si era attivato per erigere in paese un tempio-sacrario a ricordo di quella sfortunata Campagna, e alla fine i suoi sforzi furono premiati con la realizzazione di un’opera che al presente raccoglie – unica in Italia – migliaia di nostri soldati. Purtroppo don Caneva non fece in tempo a presenziare al rientro del primo contingente di salme, perché la morte lo colse il 10 maggio 1992. Per il suo lungo impegno a favore della comunità, l’anno prima era stato nominato monsignore. Nel maggio del 1993 le sue spoglie furono traslate dal piccolo cimitero di Cargnacco, alla cripta del tempio, accanto ai suoi soldati, purtroppo in gran parte ignoti.

    La cerimonia – Il 23 gennaio scorso, in un clima che da due anni sta condizionando la vita del Paese e di riflesso i nostri incontri, ha avuto luogo al tempio della Madonna del conforto di Cargnacco (Udine) la 79ª cerimonia. Fin dalla prima mattina, sul piazzale del tempio si sono ritrovati rappresentanti di varie amministrazioni pubbliche e di associazioni d’Arma, una ventina i vessilli sezionali, affiancati da oltre ottanta verdi gagliardetti. Numerose le autorità regionali e del territorio presenti, per l’Esercito su tutti il comandante delle Truppe alpine, gen. C.A. Ignazio Gamba, già comandante della brigata Julia nel 2013, assieme all’attuale comandante della Julia, generale Fabio Majoli. Inossidabile presenza a questa e ad altre cerimonie, la Medaglia d’Oro Paola del Din Cargnelli, che porta sul petto anche la Medaglia d’Oro del fratello, sottotenente alpino, Renato. Ad accompagnare il Labaro c’era il Presidente nazionale Sebastiano Favero con una rappresentanza del Consiglio direttivo. A fare gli onori di casa, assieme al vice Presidente dell’Unirr Giovanni Soncelli, il Consiglio direttivo della Sezione di Udine. La cerimonia ha avuto inizio con l’ingresso del picchetto e della fanfara della Julia, che una volta schierati hanno reso gli onori al Labaro nazionale dell’Unirr, accompagnato dal suo vice Presidente; quindi l’ingresso del Labaro con il Presidente Favero e i Consiglieri nazionali. Il gonfalone della città di Udine – decorato di Medaglia d’Oro al V.M. – e quello del Comune di Pozzuolo del Friuli, che ospita la cerimonia, hanno chiuso il corteo. Quindi l’alzabandiera, in un’atmosfera veramente carica di emozioni: il Tricolore che sale lungo l’alto pennone, alla cui base il grande mazzo bronzeo dei girasoli, ci ricorda il motivo per cui oggi ci troviamo qui riuniti. La cerimonia si è poi spostata all’interno della chiesa, qui il sindaco di Pozzuolo del Friuli, Lodolo, ha ringraziato le autorità e i presenti, che nonostante la pandemia non hanno mancato a questo importante incontro. Ha rivolto un particolare saluto ai parenti delle tante vittime di questa tragica Campagna, combattuta dal nostro esercito a prezzo di migliaia di morti. La Messa è stata celebrata dal cappellano don Albino d’Orlano; al termine, prima della Preghiera del Disperso in Russia, la signora Leonilda Godeassi ha donato al museo storico di Cargnacco la piastrina dello zio Luigi Godeassi di Manzano, classe 1917, alpino del battaglione Cividale, disperso in Russia nel gennaio del 1943; piastrina recentemente recuperata sul fronte del Don da Giovanni Blosi di Varese, che l’ha consegnata alla famiglia. All’interno del Tempio è stata allestita per l’occasione una mostra fotografica dal titolo “Le scritture di ghiaccio” con documenti, lettere e cartoline di soldati italiani nella Campagna di Russia 1941-1943 curata dal gruppo alpini di Cervignano e dall’Italian Recovery Team.

    Paolo Montina