Milite Ignoto a Udine

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    Alla fine della Grande Guerra, in ogni nazione coinvolta, sorse spontanea l’idea di ricordare tutti i soldati morti sui vari fronti, erigendo monumenti commemorativi, cippi o lapidi, (più tardi sacrari) o con opere di carattere sociale come asili, scuole, case per anziani, ecc.

    Con Regio decreto del 24 agosto 1919 si istituiva la “Commissione nazionale per le onoranze ai militari d’Italia caduti nella Grande guerra” e l’11 agosto 1921 il Parlamento varò una legge sulla sepoltura di un milite ignoto a Roma, affidando al Ministero della guerra il compito di ricercare alcune salme di soldati ignoti sparse per i vari fronti. Per la ricerca fu nominata un’apposita commissione, composta dal colonnello Vincenzo Paladini, che in quel periodo era impegnato nell’opera di esumazione delle salme dal cimitero di guerra sul Pal Piccolo; dal maggiore medico Nicola Fabbrizzi, dall’ex cappellano don Pietro Nani e dal sindaco di Udine, Luigi Spezzotti. Alla commissione fu affiancata una squadra di ricerca, guidata dal colonnello Paladini, assieme al tenente Augusto Tognasso, di Milano; dal sergente Giuseppe de Carli di Azzano Decimo, Medaglia d’Oro; dal caporal maggiore Giuseppe Sartori di Zuliano, Medaglia d’Oro e di Bronzo e dal soldato Massimo Moro di Santa Maria di Sclaunicco, decorato di Medaglia d’Argento. In funzione di supplenti, furono aggiunti, il colonnello Carlo Trivulzio di Udine, con cinque Medaglie di Bronzo; il sergente Ivanoe Vaccaroni di Udine e il caporal maggiore Luigi Marano di Pavia di Udine, entrambi Medaglia d’Argento e il soldato Lodovico Duca di Pozzuolo del Friuli, Medaglia di Bronzo.

    Compito della commissione fu quello di girare i vari fronti, alla ricerca di salme senza nome. La commissione iniziò il proprio lavoro dal Trentino, dove in val Lagarina rinvenne la prima salma. La seconda venne raccolta nella zona del massiccio del Monte Pasubio, in un piccolo cimitero a Porte del Pasubio. La terza salma fu rinvenuta nella zona del Monte Ortigara. Il quarto Caduto fu riesumato nella zona del Monte Grappa, mentre la salma del quinto soldato ignoto fu recuperata da un piccolo cimitero nella zona del Montello. Da Conegliano partì la ricerca per la sesta salma, che si rinvenne a Ca’ Gamba, quindi la commissione rientrò a Udine con le sei salme. Con una cerimonia imponente i feretri furono esposti nella chiesetta di Santa Maria degli Angeli in castello.

    Nell’occasione, la Sezione degli alpini di Udine aveva fatto pubblicare un comunicato stampa rivolto ai soci: «Tutti gli ex alpini sono invitati a partecipare con il Gagliardetto e le loro decorazioni alla cerimonia che si svolgerà domani per il trasporto delle salme dei soldati ignoti alla chiesa di S. Maria degli Angeli in Castello…» (Giornale di Udine del 14 ottobre 1921). Il corteo funebre giunse a Udine su due camion, con le bare cosparse di fiori e avvolte nel tricolore. Partendo dal piazzale della stazione ferroviaria, il corteo si portò verso il centro città, accompagnato da uno sventolio di bandiere e dalle note del Piave. I feretri salirono al castello per la cerimonia ufficiale e la deposizione nella chiesetta di santa Maria degli Angeli, per ricevere l’omaggio della popolazione.

    Tra le sezioni degli ex combattenti, il servizio di guardia d’onore venne esplicato anche dagli ex alpini udinesi, il cui gagliardetto, inaugurato ufficialmente nel giugno precedente, faceva bella mostra assieme alle altre insegne. Nel frattempo, una settima salma, proveniente dal Cadore, era stata deposta assieme alle altre sei nella chiesetta di Santa Maria. Il 18 ottobre le salme partivano alla volta di Gorizia. Scortate da ex combattenti, le bare furono portate a spalla dal castello fino a Porta Ronchi dove erano pronti gli automezzi, diretti verso Manzano e Gorizia. Durante il percorso, la prima bara è portata dagli ex alpini, con il cappello in mano: nel primo dopoguerra una disposizione del Ministero della guerra proibiva l’uso del cappello con l’abito civile.

    Il corteo si mosse quindi verso la “Santa Gorizia”, dove era atteso in Piazza della Vittoria per la cerimonia religiosa e la successiva deposizione dei feretri nella chiesa di Sant’Ignazio, dove sarebbero rimasti fino al giorno 28, per partire infine alla volta di Aquileia. Nel frattempo la commissione per la ricerca di altri quattro Caduti, si rimetteva al lavoro e il giorno 20 si diresse nell’alta valle dell’Isonzo, con meta il Monte Rombon, dove fu esumata l’ottava salma. I resti del nono soldato ignoto furono raccolti invece sul Monte San Michele, zona di cruente battaglie. Anche i resti del decimo soldato furono esumati tra le pietraie del Carso, nella zona di Castagnevizza del Carso. Per raccogliere la salma dell’undicesimo e ultimo soldato, la commissione si portò nella zona di san Giovanni di Duino, dove trovò una piccola croce isolata con i resti di un nostro Caduto.

    Il 28 ottobre, da Gorizia, le undici salme partirono alla volta di Aquileia per la cerimonia della scelta del feretro, da parte della vedova di guerra Maria Bergamas di Gradisca d’Isonzo. La bara prescelta viaggiò verso Roma, dove giunse il 3 novembre per essere deposta nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in piazza dell’Esedra: la stessa santa che aveva accolto i primi Caduti nell’omonima chiesetta castellana di Udine, il 13 ottobre precedente.

    Il 4 novembre, con solenne cerimonia, l’Ignoto milite trovava finalmente definitiva sistemazione all’Altare della Patria, ad imperitura memoria dell’eroismo e dell’abnegazione del soldato italiano. Con il Regio decreto n. 1354 del 23 ottobre 1922, il 4 novembre fu dichiarato festa nazionale. Probabilmente l’unica festa che possa veramente definirsi tale, in una nazione che troppo spesso si scorda del suo passato. Nel dicembre del 1922, l’onorevole Dario Lupi, sottosegretario all’istruzione, per favorire una maggior glorificazione dei Caduti, istituì la creazione di parchi e viali della rimembranza, spesso come accesso alle aree monumentali vere e proprie.

    L’iniziativa dell’on. Lupi traeva forse spunto da un articolo pubblicato il 5 luglio precedente, su L’Alpino – ripreso dal “Giornale d’Italia forestale” di maggio – dal titolo “Gli alberi commemorativi dei Caduti in guerra” in cui l’ignoto autore proponeva il principio che «Ogni albero nuovo che l’uomo mette sul terreno, è una nuova bandiera, è una nuova fiaccola piantata sulla via del progresso e della civiltà».

    Paolo Montina