Maldestre visioni

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    Gentilissimo direttore, è con soddisfazione che leggo gli articoli riportati sul giornale L’Alpino, alcuni sono fonte di riflessione ed eventuale vivace discussione. In particolare modo mi riferisco al tema, spesso riproposto seppur con diverse sfaccettature, inerente il ripristino della leva obbligatoria ed i suoi benefici vantaggi sui valori morali oramai assenti nelle giovani generazioni. “Il valore della naja”, articolo riportato nel numero di dicembre mi ha stimolato, grazie ai moderni mezzi di ricerca a disposizione, di sbirciare nei fatti di cronaca avvenuti dagli anni Cinquanta in poi ed è stato interessante collegare i valori morali di quei giovani alle loro azioni messe in atto nel nostro Paese. Sia nell’ambito familiare, scolastico, lavorativo, religioso, politico, sportivo e perché no anche militare vi sono stati episodi di feroce violenza che hanno segnato anche gli anni definiti di piombo. Indubbiamente si è predisposti a ricordare avvenimenti e persone positive, che fortunatamente vi sono state e, naja o no, continuano ad esserci. Di quell’epoca hanno fatto parte generazione di ragazzi, futuri padri e nonni, forgiati dal servizio militare che hanno dovuto plasmare le nuove generazioni. A questo proposito mi viene alla mente un passaggio di una canzone alpina che recita: “ma ci manca uno, che ci sappia comandare, dominar…”. Forse all’epoca gli eserciti insegnavano solo ad ubbidire? E con la carenza di veri capi non si sa autonomamente insegnare? Oppure visto che l’educazione è impartita sia dal padre che dalla madre, la quale non ha ricevuto un’appropriata educazione militare in quanto era obbligatoria solo agli uomini, l’uomo non ha avuto adeguato supporto nell’educazione dei giovani? A questo, con giuste rivendicazioni per evitare discriminazioni, si è giunti alla soluzione del problema, anche le donne faranno parte dell’esercito se la leva diventerà obbligatoria per tutti. Non so come il gentil sesso potrà apprezzare goliardicamente gli scherzi che i veci per tradizione facevano e fanno ai giovani bocia, ma questo mi pare un male trascurabile. Se viene varata una legge che approva l’entrata in vigore della leva obbligatoria quanti capi saprebbero organizzarla al meglio visto le strutture a disposizione ed il cambiamento generazionale così significativo e variegato, rispetto la naja di un tempo andato. Non credo comunque di essere troppo realista nel concludere con un interessante massima che mi torna alla mente: “Fai attenzione a desiderare intensamente una cosa, c’è il pericolo che si avveri”.

    Nadia Negri

    Gentile signora, l’unica cosa chiara che ho capito dal suo scritto è che lei vedrebbe il ripristino della naja come un Covid-20. Per il resto, citare casi di violenza nelle caserme, per tirare le conclusioni cui lei arriva non fa onore, né alla logica, né al buon senso. Sarebbe come dire che la famiglia è inutile o dannosa solo perché anche al suo interno si verificano episodi di violenza. I 350mila iscritti all’Ana, la più grande associazione d’Arma al mondo, non sono il frutto di un cameratismo spensierato e festaiolo, ma sono l’esito di un sentire, il cui imprinting sta anche nell’esperienza vissuta durante il servizio militare. Citare poi gli Anni di piombo, come a dire che essi si svilupparono a dispetto della presunta utilità del servizio di leva, mi sembra malafede e profonda ignoranza storica. Il terrorismo fiorì in Italia e in altre parti d’Europa, come fenomeno epocale concomitante con quel ‘68, che gli studiosi indicano come cerniera che segna il passaggio dal moderno al postmoderno. Ci risparmi pure l’ironia sulle donne che sarebbero state ammesse per pareggiare l’incisività educativa del ruolo femminile. Non fa onore all’intelligenza, più che alla verità. Ci segua ancora, se le fa piacere, ma evitando di scadere nella burla, mascherata sotto il perbenismo di una forma apparentemente cordiale.