L’entusiasmo di un vecio

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    Gentilissimo direttore, la foto del mulo tempo fa pubblicata mi ha riacceso l’entusiasmo, nonostante la mia matura età (ho 97 anni). Mi è tornato alla mente il mio servizio militare nel Genio alpini della Tridentina al comando del magg. Cassoli e del pluridecorato cap. Collo. Ancora adesso mi sembra di sentire il racconto di come i reduci della Ritirata in Russia, con battaglione decimato durante lo scontro finale, si sono impegnati per uscire dalla “sacca” incitati dal gen. Reverberi all’urlo “Tridentina avanti!”. La mia naja è stata guidata da ufficiali molto rigorosi tra cui il cap. Picco e il ten. Salvetti; tanto per ricordare una delle tante marce a cui ho partecipato con i miei commilitoni, la marcia della penna: due giorni di marcia da Bolzano a Cima Lavazzè sotto una leggera nevicata per tutto il percorso. Durante tutto il tragitto anche i muli slittavano perché il fondo era gelato e si procuravano ferite alle zampe. Portavano le attrezzature di comunicazione per i collegamenti ai punti di arrivo della compagnia a Cavalese. Altro ricordo che è riapparso alla memoria è stato lo scontro di fuoco contro i tedeschi il 9 settembre 1943 al laghetto di Bressanone dove eravamo accampati. Infatti con il proclama dell’armistizio del giorno precedente, i tedeschi ci hanno intimato ad arrenderci ed hanno iniziato a sparare granate alle cime della pineta; di questo fatto non ho mai sentito né visto scritti o commenti. Ci sono stati molti feriti tra gli uomini e gli animali. Alla fine dello scontro siamo stati rinchiusi in una caserma di Bressanone, avevo una ferita da scheggia di granata al piede destro, dopo due giorni ci hanno caricato su un vagone merci dal quale ci hanno fatto scendere arrivati a Limburg campo di concentramento Stalag XII A. Per volontà divina dopo due anni di prigionia e lavoro forzato sono rientrato in Italia a fine maggio 1945. Questo è il mio breve racconto della lunga e fortunata vita che sto ancora vivendo posso ringraziare probabilmente la mia buona stella, la fortuna e una forte dote di resilienza.

    Giobatta Beschin, Arzignano (Vicenza)

    Giobatta, io non so se questa lettera l’hai proprio scritta tu o qualche amanuense ti è venuto in soccorso, ma la lucidità dei tuoi ricordi è roba tua e ci riempie di ammirazione. Tanti auguri, alpino caro.