Legame indissolubile

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    «Qui siete e sarete sempre di casa, parte integrante della nostra storia». Con queste parole il governatore Massimiliano Fedriga ha accolto nell’aula del consiglio regionale il presidente nazionale Sebastiano Favero e i presidenti delle sette Sezioni del Friuli Venezia Giulia – Ennio Blanzan per la Carnia, Antonio Ruocco per Cividale, Ivo Del Negro per Gemona, Paolo Verdoliva per Gorizia, Ilario Merlin per Pordenone, Paolo Candotti per Trieste e Dante Soravito de Franceschi per Udine – con il Labaro e i vessilli sezionali.

    Si è data infatti attuazione per la prima volta alla legge che dispone «riconoscenza alla solidarietà e al sacrificio degli alpini» e prevede una Giornata regionale da celebrare ogni 20 maggio, data che ricorda la riunione del 1976 a Gorizia in cui l’Ana progettò i cantieri per la ricostruzione del Friuli terremotato. Elezioni regionali e Adunata nazionale a Udine hanno fatto slittare la celebrazione di una decina di giorni. «Vi dobbiamo gratitudine per la vostra storia, i vostri ideali, le tradizioni, il senso di identità e i valori», ha detto il presidente del consiglio regionale Mauro Bordin.

    Quel che fecero gli alpini nel post-terremoto «ormai è storia ed è nostro dovere trasmetterla alle nuove generazioni. Anche se il compito dell’Ana non è sempre facile perché l’abolizione della leva obbligatoria ha creato difficoltà di ricambio generazionale». Il governatore Fedriga ha definito gli alpini «uomini su cui sappiamo di poter contare, che lavorano in silenzio. Gli alpini hanno senso dello Stato e della comunità e l’hanno dimostrato anche durante la pandemia. Generosità e spirito di sacrificio sono valori da divulgare anche nelle scuole».

    «Il terremoto del Friuli – ha detto Sebastiano Favero – ha consolidato un’intesa che era nata già negli anni tragici della Grande Guerra, e che si è rinsaldata con il ritorno completo di Trieste all’Italia, un momento importante di identità». Il presidente dell’Ana ha poi lanciato due messaggi: il primo sullo stile degli alpini («anche oggi siamo in Romagna a dare il nostro contributo con l’atteggiamento che ci è tipico, quello del fare, ma con grande competenza e preparazione perché nelle emergenze serve anche questo, altrimenti non si possono salvare vite umane») e il secondo sugli ideali («lasciatemelo dire: non siamo dei guerrafondai, ma uomini che lavorano per la condivisione e per la pace giorno dopo giorno»). Non a caso l’alto segretariato degli ex premi Nobel «ci ha consegnato un premio proprio per il nostro impegno in questo senso».

    A nome di tutte le Sezioni Ana della Regione ha parlato il gemonese Del Negro soffermandosi sul terremoto del 1976 e su quella riunione del 20 maggio che, su spinta dell’allora presidente nazionale Franco Bertagnolli, fece nascere sul territorio undici cantieri di lavoro da cento persone ciascuno (ogni volontario avrebbe dovuto portarsi il necessario da casa, l’Associazione avrebbe fornito il vitto) per avviare la ricostruzione. In quel frangente nacque la protezione civile. «L’obiettivo era dare un tetto alle famiglie prima che arrivasse l’inverno». Gli alpini furono operativi meno di un mese dopo ad Attimis, Buja, Gemona, Villa Santina, Majano, Moggio Udinese, Osoppo, Cavazzo Carnico, Pinzano al Tagliamento e Vedronza.

    Il primo ottobre 1976, peraltro, vennero scelti dal Congresso degli Stati Uniti come referenti di un programma di aiuti da 53 miliardi di lire, grazie al quale furono realizzati messaggi: il primo sullo stile degli alpini («anche oggi siamo in Romagna a dare il nostro contributo con l’atteggiamento che ci è tipico, quello del fare, ma con grande competenza e preparazione perché nelle emergenze serve anche questo, altrimenti non si possono salvare vite umane») e il secondo sugli ideali («lasciatemelo dire: non siamo dei guerrafondai, ma uomini che lavorano per la condivisione e per la pace giorno dopo giorno»). Non a caso l’alto segretariato degli ex premi Nobel «ci ha consegnato un premio proprio per il nostro impegno in questo senso».

    A nome di tutte le Sezioni Ana della Regione ha parlato il gemonese Del Negro soffermandosi sul terremoto del 1976 e su quella riunione del 20 maggio che, sette centri per anziani (a Buja, Magnano in Riviera, Majano, Osoppo, Pordenone, San Daniele e Villa Santina) e tredici tra scuole e case dello studente (ad Aviano, Buja, Cividale, Faedis, Gemona, Majano, Maniago, Osoppo, Sacile, San Daniele, San Pietro al Natisone, Spilimbergo e Travesio). «Noi sentiamo – ha concluso Del Negro – di essere eredi di quell’altruismo. E abbiamo fatto nostra la frase simbolo di quegli anni: il Friuli ringrazia e non dimentica». Ancora oggi le penne nere in congedo «onorano i morti aiutando i vivi». Così come sono stati pronti «ad aiutare la popolazione ucraina colpita dalla guerra e quella turca e siriana dal terremoto» oggi sono in Emilia Romagna «a combattere l’acqua e il fango».

    Enri Lisetto