Le parole di don Carlo

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    Articolo di tipo Lettere al Direttore pubblicato nel numero di Gennaio 2019 dell’Alpino

    Nel numero di novembre, Giancarlo Angelini ricorda “Gli Angeli di don Gnocchi”. Don Carlo Chiavazza (1914- 1981) cappellano degli alpini in Russia, nel suo libro “Scritto sulla neve”, riporta le parole di don Gnocchi riguardanti quanto descritto nell’articolo di Angelini: “Nikolajewka è già alle nostre spalle…

    La notte del 27 gennaio, le ore di sosta le passai in buona parte assieme a don Gnocchi in un’isba calda e affollata. Dormimmo poco… chi aveva tanto da dire era lui, Don Carlo… il suo cuore appariva gonfio di riconoscenza verso i due alpini che, secondo lui, lo avevano raccolto dalla neve e salvato da una morte sicura”. “Mi ero seduto un momento ai bordi della pista – raccontava don Carlo – per riposare qualche minuto, mi sentivo sfinito. La colonna mi sfilava davanti e io la vedevo sempre più lontana, sempre più lontana. Mi pareva di trovarmi sotto un cielo dai colori vivissimi e cangianti. Intorno a me s’era fatto attesa e il cuore e tutto il corpo s’adagiavano in una pace riposante, rilassata. Due alpini mi raccolsero bruscamente e senza complimenti mi buttarono sopra una slitta. Se rimanevo là sarei morto”. Don Carlo mi svegliò con tocchi leggeri sulla spalla: “Mi senti? La notte sta per finire, sono le quattro, vuoi fare la comunione?”. “Ma tu – dissi – hai con te il Santissimo?”. “L’ho sempre portato con me. Me ne rimane solo un piccolo frammento ma per due basta”. “Allora – dissi – nostro Signore è stato sempre con noi, ha camminato con gli alpini”.

    Delio Tessari

    Nella vita dei santi è più facile leggere l’opera della trascendenza. Ma ciò non toglie che essa esista per tutti quanti noi.