Le parole di Antonio Bergamas

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    Il 3 novembre il Presidente Favero ha invitato tutti i Gruppi a recarsi davanti al monumento ai Caduti per leggere la sua lettera e ricordare chi ha sacrificato la vita per noi. Non so quanti Gruppi abbiano seguito l’invito pressante del Presidente: il tempo piovigginoso, la pandemia e impegni vari, forse, hanno fatto dimenticare a tanti alpini che onorare i nostri defunti è un dovere. Il 4 novembre del 1921 veniva traslata da Aquileia a Roma la bara del Milite Ignoto, che ancora oggi riposa nel Pantheon, custodita da 2 fiaccole perenni e da due guardie. La cerimonia trasmessa in televisione mi ha fatto accapponare la pelle per l’emozione che le immagini suscitavano in me. Parlando con alcuni giovani mi son reso conto, mi auguro di no, che tra qualche anno oltre ai no tav/vax/sterminio ebrei ecc. ci sarà qualcuno che non saprà nulla della nostra storia. Per questo motivo, in occasione di una serata con il coro Alte Cime, ho riassunto la “Storia del Milite Ignoto”, gli organizzatori hanno fotocopiato il tutto lasciandolo su ogni sedia della sala dove ci siamo esibiti. Qui di seguito le parole che Antonio Bergamas, austriaco passato con gli italiani, scrisse alla famiglia prima di morire (fu sua madre, Maria Maddalena Blasizza a scegliere la bara con il Caduto da portare a Roma): “Cara mamma, domani partirò chissà per dove… quasi certo per andare alla morte. Quando tu riceverai questa mia, io non sarò più… forse tu non comprenderai questo, non potrai capire come, non essendo io costretto, sia andato a morire sui campi di battaglia. Perdonami dell’immenso dolore ch’io ti reco e di quello che io reco al padre mio e a mia sorella, ma, credilo, mi riesce le mille volte più dolce il morire in faccia al mio paese natale, al mare nostro, per la Patria mia naturale, che morire laggiù nei campi ghiacciati della Galizia o in quelli sassosi della Serbia, per una patria che non era la mia e che io odiavo. Addio mia mamma amata, addio mia sorella cara, addio padre mio. Se muoio, muoio con i vostri nomi amatissimi sulle labbra… davanti al nostro Carso selvaggio”.

    Angelo Turinelli

    Caro amico, ho sintetizzato il tuo scritto, avendo già riportato su L’Alpino la storia del Milite Ignoto. Ma ti ringrazio per averci fatto conoscere le parole del giovanissimo Antonio Bergamas scritte alla mamma prima di morire. Aveva solo 25 anni quando perse la vita a Tonezza del Cimone, ma le sue parole rivelano una coscienza civica e una responsabilità morale che meritano una riflessione.