“L’arma” della nostra Preghiera

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    Buongiorno caro direttore, sono un suo estimatore e amo leggere i suoi editoriali. Oggi stavo leggendo le lettere sul numero di novembre, quando mi sono imbattuto nell’ennesima richiesta di modificare il testo della nostra Preghiera. Mi chiedo come non si riesca ad adattare il testo, seppur vetusto, ai giorni nostri. Eppure, metaforicamente, siamo ogni giorno sulle nude rocce, fra i perenni ghiacciai e, pericolosamente, ogni giorno dobbiamo affrontare la vita. La Provvidenza ci pone giorno per giorno a baluardo “delle nostre contrade” e del nostro prossimo. Ogni giorno chiedo al Signore di proteggere me e i miei cari e, quotidianamente, uso l'”arma” del Vangelo per cercare di capire come fare a non perire fra tormente e valanghe, cercando di poggiare saldamente il piede senza cadere nei crepacci della nostra esistenza. Spesso capita di arrampicarci sulle dritte pareti oppure, se vogliamo usare un altro termine, specchi. Poi, diciamoci la verità: siamo noi che minacciamo la Patria, la Bandiera e la millenaria civiltà cristiana. Ognuno poi usa le “armi” o gli strumenti che ritiene più idonei per affrontare la vita. E poi c’è la Madre di Dio, che ci conosce e accoglie le nostre sofferenze. Con stima, un abbraccio a lei, direttore, e a tutti gli alpini.

    Sergio Zeziola, Gruppo di Darfo Boario Terme, Sezione Vallecamonica

    Caro Sergio, grazie per questa lettera, la quale dimostra come, con un po’ di intelligenza, si riesca ad andare oltre le parole datate della nostra Preghiera, per cogliere l’attualità del suo contenuto.