L’anima alpina e segreta di Milano

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    Articolo di tipo Articolo pubblicato nel numero di Gennaio 2019 dell’Alpino

    Mancano ancora quattro mesi, eppure pare di sentirli già marciare fieri, cantare dal cuore, brindare all’amicizia e alla fratellanza, ricordare il passato e progettare il futuro… Gli alpini praticamente sono già a Milano. Sono nell’entusiasmo e la passione con cui, da un po’, viene valutato, discusso, predisposto, organizzato ogni minimo dettaglio dell’Adunata 2019, in calendario il 10, 11 e 12 maggio nel capoluogo meneghino.

    Perché Milano? E come accolgono i milanesi l’idea dell’invasione pacifica delle penne nere? Il meneghino – di nascita o d’adozione, comunque sempre di corsa – archivia in fretta e forse deve soffermarsi un attimo per ricordare che questa in realtà sarà la quarta Adunata su suolo milanese, dopo quelle del 1959, del 1972 e del 1992. E il clima è sempre stato di festa, solenne ma pur sempre festa. Perché quello che trasmettono, in maniera contagiosa, alla cittadinanza questi raduni sono sì l’innata simpatia degli alpini, ma anche il senso di appartenenza, la memoria storica, la dedizione all’altro, i valori, la passione… tutto quello, insomma, che dovrebbe essere dentro ognuno di noi, con o senza la divisa.

    L’equazione Milano-Montagna-Alpini forse non risulterà a tutti immediata, ma è inscindibile. Imprescindibile anzi in questo 2019, anno del centenario della fondazione dell’Associazione, nata l’8 luglio 1919 dal bisogno di stare insieme, condividere, ricordare, agire di chi tornava provato dal fronte. Contro un immaginario collettivo che associa il capoluogo meneghino a business, grattacieli e primati internazionali, Milano è invece anche una città molto, molto alpina. Non solo operosa, onesta, solidale e accogliente come gli alpini, ma soprattutto culla di grandi nomi che hanno militato nel Corpo e ne hanno fatto la storia.

    Arturo Andreoletti che ne fu uno tra i più appassionati ideatori innanzitutto, ma anche il Beato don Gnocchi, cappellano militare, il venerabile Giuseppe Lazzati, i fratelli Campari, Giuseppe Reina (Presidente dell’Ana nazionale nel 1925), il pittore, illustratore e vignettista Giuseppe Novello, codognese ma vissuto a Milano, l’indimenticabile Peppino Prisco – a cui si deve la ricorrenza della Messa di Natale in Duomo – e altre penne, non solo sul cappello, d’adozione… come quella prestigiosa di Cesco Tomaselli, inviato di guerra del Corriere della Sera. C’è un legame antico e forte tra Milano e gli alpini. Un legame che si eredita, senza nemmeno saperlo, senza nemmeno passarsi la divisa.

    È quello che è accaduto per esempio a Mario Vanni, il più giovane (oggi 35 anni, ma quando ha iniziato ne aveva 33) capo di gabinetto nella storia del Municipio milanese. Appassionato collaboratore del Comitato Organizzatore della 92ª Adunata in rappresentanza del Comune di Milano, Vanni è alpino volontario di ferma breve «per promessa, per amore e per convinzione», come ama definirsi. Per promessa al nonno, ufficiale di fanteria motorizzata, per un amore innato per la montagna e per la profonda convinzione che il servizio militare sia un’esperienza fondamentale nella formazione dei giovani. Impossibile sfogliare gli archivi e lasciarsi sfuggire le tante analogie con Andreoletti, proprio lui, il fondatore dell’Ana.

    1919-2019, Andreoletti e Vanni, entrambi funzionari pubblici, entrambi capo di gabinetto del Sindaco di Milano, entrambi appassionati rocciatori e alpinisti (Andreoletti è stato accademico del Cai mentre Vanni è istruttore di arrampicata del Cai Sezione di Milano), entrambi alpini, per di più nello stesso reggimento, il 7º. Si schernisce Vanni, quando glielo ricordi, definisce impossibile il paragone con i grandi uomini che hanno vissuto il Primo conflitto mondiale e si dice, oltre che onorato per il solo pensiero, certamente spronato a impegnarsi sempre di più.

    «L’arrivo dell’Adunata a Milano durante il mio mandato – afferma – è una gioia, una soddisfazione e una grande sfida. Un evento che unisce tutta la comunità e sancisce il legame speciale tra la mia città e gli alpini a cui appartengo, un segnale forte che ancora si possono costruire progetti ambiziosi, popolari e moderni, partendo dalle nostre radici. La Milano dei grandi eventi e della proiezione internazionale resta una piazza pronta ad accogliere e rilanciare i valori di ieri e di sempre».

    Federica Zanini