L’amaro in bocca

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    Il nostro giornale da tempo ha cambiato veste, è un piacere leggerlo, piacere che come ogni mese assaporo con gioia. Dato che lei ne è il direttore non può però esserle sfuggito anche quanto sia cambiato in un particolare che personalmente non condivido troppo, o se devo essere sincero proprio per niente. 

    Mi sto riferendo alla pubblicità; da poche inserzioni dei numeri precedenti si è arrivati alle nove inserite ne L’Alpino del mese di giugno; di questo passo si dovrà aumentare le pagine oppure gli articoli da pubblicare dovranno mettersi in coda per lasciare spazio ad essa, spero tanto di no. In una riunione dei Capigruppo della mia Sezione, qualche tempo addietro, ebbi modo di chiedere al referente per il Triveneto Cisilin come mai ne L’Alpino ci fosse un inserto di pubblicità dato che a noi soci non era stato accennato nulla di questa novità. La sua risposta è stata lapidaria. “L’inserimento o meno della pubblicità è una decisione che spetta solo al Consiglio Direttivo Nazionale”. Naturalmente ho ribadito che non ero d’accordo, sarebbe stato meglio chiedere ai soci se erano disposti a pagare due o tre euro in più sul bollino per poter far fronte all’incremento delle spese o se erano propensi al risparmio e alla pubblicità. Era semplice e veloce, bastava solo dire alle Sezioni di sentire gli iscritti e in base al risultato il comitato decideva con almeno il parere degli associati. Cisilin si è poi affrettato a dire che ci sarà solo pubblicità seria; cosa vuol dire seria? Quello che per me è serio per gli altri può essere faceto. Non mi dilungo, ho chiarito il mio pensiero e da buon alpino mi attengo e osservo le decisioni del Consiglio nazionale ma le confesso che ho la bocca un po’ amara.

    Edoardo Pezzutti, Sezione di Pordenone

    Caro Edoardo, la pubblicità sul nostro mensile dice due cose molto precise. La prima è che il giornale gode di alta credibilità. È un dato di fatto che le migliorie apportate hanno fatto scattare un maggiore interesse da parte degli inserzionisti. La seconda è molto più concreta. I tempi che corrono sono tempi di magra per tutti e far cassa è un imperativo per non pesare sui bilanci. Capisco il tuo disagio, ma adattarsi ai tempi è anche segno di realistica intelligenza.