L’alpino che visse due volte

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    Sono passati più di ottant’anni dall’inizio della Seconda guerra mondiale e ancora oggi vengono portati alla luce fatti e avvenimenti di eroismo dei nostri soldati, in particolare degli alpini. Grazie alla minuziosa ricerca di Massimo Robotti e Matteo Grosso, studiosi del Cuneese, sono stati riscoperti alcuni fatti avvenuti sul confine francese. Siamo nel 1940, Mussolini dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra, una decisione insensata anche perché il nostro Esercito era impreparato, privo delle più elementari risorse e strumenti bellici e andava ad operare su un confine lungo centinaia di chilometri sulle Alpi occidentali.

    A giugno un gruppo di alpini dell’11° Reggimento, malamente attrezzati e con scarse risorse, si trova nelle vicinanze del Colle di Puriac ad oltre 1.600 metri di quota. Gli alpini vengono ripetutamente invitati dai francesi ad arrendersi, poiché questi ultimi si erano resi conto delle difficoltà e delle insufficienti forze italiane. Ma ai nostri viene ordinato di resistere e in uno dei primi scontri rimane ucciso un alpino. Fu probabilmente il primo militare italiano morto sul fronte occidentale. Il corpo dell’alpino viene recuperato dai francesi per essere sepolto nel vicino cimitero di Argentera, in provincia di Cuneo.

    Il Comando alpino invia, come da protocollo, la comunicazione alla caserma dei carabinieri di Scurelle, nelle vicinanze di Borgo Valsugana in provincia di Trento: l’alpino Giuseppe Girardelli, residente in quel Comune, aveva perso la vita nell’adempimento del proprio dovere. Ai carabinieri l’ingrato compito di informare la famiglia, la mamma e la giovane moglie, sposata due anni prima, nel 1938. Sconvolti dal dolore, i parenti chiedono che sia celebrata una Messa in suffragio del Caduto alla quale partecipa tutto il paese, dimostrando grande affetto alla famiglia colpita dal lutto. In una lettera la nipote di Girardelli scrive di una chiesa gremita da tantissime donne, poiché la maggior parte degli uomini erano impegnati al fronte.

    La moglie dell’alpino Girardelli, ricordata come una donna decisa, vuole conoscere e vedere il luogo dove era stato sepolto il marito. Accompagnata da due sorelle, parte da Borgo Valsugana in treno alla volta di Cuneo: un viaggio complicato, reso ancora più periglioso dalla guerra. Arrivati in stazione salgono a bordo di un’ambulanza diretta a Bersezio e raggiungono infine il cimitero. Cercano ossessivamente il nome del marito tra gli alpini caduti e dopo diversi passaggi lo trovano… ma con estremo stupore la croce con il suo nome è appoggiata ad un muro e non è infissa sopra una tomba!

    La moglie chiede invano spiegazioni al personale del cimitero e agli accompagnatori che consigliano di recarsi al vicino Comando dove viene informata che suo marito in realtà è vivo e vegeto e che si era trattato di un errore di trasmissione. Ha un mancamento e stenta a credere alla meravigliosa notizia: il marito era stato fatto prigioniero dai francesi e successivamente liberato. Lo incontra, lo riconosce, tornano assieme a Scurelle dove organizzano una grande festa fino ad esaurire il vino in cantina.

    L’alpino Girardelli venne inviato successivamente in Grecia e solo per motivi di salute evitò di partire per la Russia dove tanti suoi compagni non hanno fatto ritorno. Ebbe tre figli, Chiara, Mentore e Mercedes, poi nipoti e pronipoti. Una di loro alla fine di un suo racconto scrive: “Noi siamo qui tutti a ringraziare il cielo di essere ancora assieme, perché quella morte fasulla per molti altri invece è stata tragicamente vera”.

    Infatti qui si chiude la storia a lieto fine e se ne apre un’altra meno gioiosa, perché l’alpino morto in realtà c’era. Si chiamava Pietro Lazzarotto, nato a Valstagna, in provincia di Vicenza, il 6 aprile 1915, figlio di Bortolo e Seconda Giovanna Ferrazzi. Morì il 23 giugno 1940 e fu sepolto ad Argentera. Noi, parenti dell’alpino Pietro, siamo venuti a conoscenza di questi fatti solo recentemente proprio grazie al prezioso lavoro dei due ricercatori che ha permesso di metterci in contatto con Mentore, figlio dell’alpino Girardelli, e di incontrarlo assieme alla sua famiglia.

    Le ricerche su Pietro continuano ma l’archivio del Comune di Valstagna non ha dato grandi risultati: sono emersi alcuni documenti sull’atto di morte e l’indicazione che la tomba si trova nel cimitero dei Caduti di tutte le guerre, ma poco si sa di quando e di come sia avvenuta la traslazione delle ossa da Argentera a Valstagna. Un nipote ricorda che il fratello di Pietro, Remo, per decenni assessore e vice sindaco del paese, portava la piccola bara coperta dal tricolore dalla chiesa al cimitero di Valstagna. Di questi fatti sono stati informati i rappresentanti delle istituzioni del territorio e gli amici alpini al fine di poter individuare informazioni utili alla ricostruzione degli eventi e per promuovere iniziative volte a ricordare quanto avvenuto, in modo da trasmettere ai giovani un monito sulla brutalità della guerra.

    Dino Lazzarotto