“La seconda via”

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    Leggo con sconcerto la sua risposta sul numero di maggio de L’Alpino alla richiesta di delucidazioni del signor Toffolatti circa il film “La seconda via”… È insolito che il direttore di un giornale che a suo tempo aveva pubblicato l’invito a fare donazioni a favore del film con indicazioni del codice Iban, oggi non ricordi nulla! Avevo già chiesto delucidazioni tempo fa sia al direttore generale che al presidente ricevendo laconica risposta di rivolgermi alla produzione. Peccato, ribadisco, che nel 2015 l’Ana avesse sollecitato i soci a donare scrivendo che, nel caso l’iniziativa non fosse andata in porto, le donazioni residue sarebbero state versate all’Ana stessa. La invito ad andare a rileggersi quanto scrivevate. Concludo convincendomi sempre più che ormai nell’associazione manca chiarezza e trasparenza, sono finiti i tempi in cui il Congresso Usa affidava, sicuro di come sarebbero stati gestiti, i fondi all’Ana nella figura del Presidente Franco Bertagnolli, ottenendo risultati ed una rendicontazione all’ultima lira. Forse anche l’Ana si è adeguata all’andazzo dell’uso italico! Che tristezza.

    Gigi Ferrari

    Ho parlato personalmente col regista del film. Il ritardo nella produzione è dovuto alla ricerca di partner nuovi per dare copertura finanziaria totale, sia cercando tra i privati che tra le Case di produzione. Oggi, stando a quanto mi si dice e alla documentazione scritta che mi è stata inviata, dovremmo essere a conclusione dell’iter con le riprese che inizieranno nei prossimi mesi (mi sono stati riferiti più precisi dettagli, che ometto per ovvie ragioni di privacy, visto che sono coinvolte molte diversificate realtà). Ciò precisato, caro signore, io posso anche permettermi di dire che non sono aggiornato sulla vicenda di un film quando rispondo ad una lettera. Ma questo non le consente di insinuare che nell’Ana vi sia mancanza di trasparenza secondo l’andazzo di altri ambienti. Quello che noi facciamo è rendicontato da bilanci rigorosissimi, pubblicati e consultabili. Oltretutto il Libro Verde riporta ogni anno le attività svolte dall’Ana, dando conto fino all’ultimo centesimo. Lei è libero di essere in malafede, ma non si permetta di diffamare sia pure insinuando. Oltretutto questo non è stile da alpini.