La rinascita di una comunità

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    Piove sulla Valle del Tronto; una pioggia a tratti insistente, interrotta solo per brevi istanti da fugaci raggi di sole. «Ma oggi è davvero un buon giorno», afferma il Presidente Sebastiano Favero. Un buon giorno perché, dopo pochissimi mesi di lavoro, gli alpini consegnano alla popolazione di Arquata del Tronto, duramente colpita dalle scosse sismiche del 2016 e del 2017, la nuova struttura polivalente, destinata a diventare centro di aggregazione e punto di riferimento per la rinascita della vita del paese marchigiano, appollaiato su scabri crinali ad 800 metri di quota. Una delle cinque realizzazioni finanziate con la raccolta a livello nazionale che ha raggiunto i 3,5 milioni. Un edificio davvero molto bello, agile e luminoso, perfettamente inserito nell’ambiente, con le montagne a fare da cornice. Ospita una sala con un’ottantina di posti per eventi, momenti aggregativi e dibattiti; tre uffici destinati a professionisti che hanno perso il loro ambiente di lavoro; uno spazio, infine, per il locale gruppo Ana che ha avuto la sede distrutta dal sisma. Una struttura di oltre 250 mq, davanti a cui è stata anche ricavata una piazzetta di circa 450 mq, in cui è stato ricollocato il locale monumento agli alpini. Ed è proprio in questa piazzetta che la gente di Arquata si è stretta attorno alle penne nere per la cerimonia di inaugurazione: «Oggi – ha detto infatti il Presidente Sebastiano Favero – dimostriamo ancora una volta che gli alpini ci sono, ci sono e sanno lavorare, presto e bene. Però hanno fretta di lavorare, fretta di aiutare chi ne ha bisogno e per questo soffrono i tempi della burocrazia ». Un riferimento esplicito alle troppe pastoie che ancora (e troppo spesso) si frappongono tra le penne nere e le loro voglia e capacità di operare. Alle parole del Presidente Favero hanno fatto quelle del comandante delle Truppe Alpine, generale Claudio Berto, che ha definito gli alpini «gente onesta che non ha paura di sporcarsi le mani» e ha ricordato che proprio per queste ragioni nel 1976 gli Usa consegnarono il loro ingente contributo a favore delle popolazioni friulane, colpite dal sisma, direttamente nelle mani dell’Ana. Al responsabile delle grandi opere dell’Ana, Luciano Zanelli, è toccato poi il compito di illustrare progetto e realizzazione dell’intervento. Opera che, col patrocinio della Camera dei Deputati, è stata realizzata grazie anche al sostegno economico di “Four Clubs One Vision”, la sinergia tra Club 41 Italia, Round Table Italia, Ladies Circle Italia e Club Agora Italia. Le autorità regionali erano presenti ai massimi livelli, a cominciare dal Presidente delle Regione Marche, Luca Ceriscioli, della Provincia di Ascoli Piceno Sergio Fabiani e, assieme ad una folta delegazione di primi cittadini della Valle del Tronto, dal sindaco di Arquata, Aleandro Petrucci, che ha a lungo ringraziato gli alpini per il loro lavoro.

    «Non smetteremo mai di ringraziarli – ha detto – perché non ci hanno mai fatto sentire soli e continuano a farlo». Erano più di quattrocento gli alpini venuti per l’occasione da ogni parte d’Italia, una buona metà dei quali provenienti dalla provincia di Brescia, visto che sono stati proprio i volontari delle Sezioni di Brescia, Salò e Vallecamonica (a cui si sono aggiunte sei penne nere del gruppo locale) ad aver lavorato per quasi quattromila ore alla realizzazione delle struttura; bresciana è l’azienda di prefabbricati (la Moretti di Erbusco) che l’ha fornita. In sfilata, dietro al Labaro dell’Ana – scortato dal Presidente nazionale, dai tre vice Presidenti e da gran parte dei Consiglieri nazionali – ed a trenta vessilli) hanno raggiunto il nuovo edificio, partendo dal Municipio che è tutt’ora ospitato in un prefabbricato. Palpabile la commozione tra gli abitanti del paese, una cui rappresentante, la signora Anna Rosa, ha letto una lettera di ringraziamento agli alpini: «Ci avete impedito di lasciaci morire» ha sottolineato con la voce rotta dalla commozione. Ed accanto al nuovo edificio i bimbi della scuola primaria hanno anche eseguito, con i loro flauti in legno, due brani dal titolo significativo: House of the rising sun (la casa del sole che sorge) e l’Inno alla gioia dalla Nona Sinfonia di Beethoven.

    Massimo Cortesi

     

    GRAZIE DALLA POPOLAZIONE DI ARQUATA DEL TRONTO

    Carissimi alpini, la popolazione e le associazioni locali si uniscono nella volontà di ringraziare il vostro glorioso Corpo che in maniera strenua e senza sosta, sta portando aiuti e solidarietà alle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016. Come sempre i vostri volontari si sono distinti in attività di soccorso, compiendo e favorendo interventi umanitari a tempo di record come, per il nostro caso, per l’allestimento nella prima fase di emergenza, della scuola provvisoria nella tensostruttura ministeriale che ha consentito ai bambini il ritorno ad una normale quotidianità. L’assistenza, la beneficienza ed il sostegno che avete apportato alla popolazione di tutto il Comune di Arquata del Tronto così come in altre aree del Centro Italia in quei primi tragici momenti, rimarrà come ricordo indelebile in tutti noi. Certo, la situazione come potete vedere è ancora critica, la strada da compiere senza dubbio lunga, ma il vostro agire sa sempre infondere speranza e positività di cui avranno sicuramente bisogno le nuove generazioni. Oggi, con l’inaugurazione di questa stupenda struttura, realizzata in pochi mesi in questa fase della ricostruzione, ci date un forte messaggio di concretezza e solidarietà che sono un fondamento importante della nostra società e che ci aiutano a guardare il futuro con più fiducia e a renderci maggiormente parteci e custodi del bene comune. Per una nazione migliore, ognuno di noi dovrebbe ritagliarsi il proprio angolino di solidarietà da dimostrare al prossimo così come viene spontaneo fare a voi alpini. Vi ringraziamo sentitamente per il vostro impegno, per il sacrificio e l’amore che siete sempre in grado di portare nelle situazioni di difficoltà. Oggi ad Arquata sono arrivati alpini da ogni regione d’Italia, con il solo fine di condividere insieme questa bellissima giornata di festa e di rendere merito ai colleghi che hanno lavorato volontariamente per realizzare questa opera. Ora realizziamo anche noi che non vi incontreremo più quotidianamente al bar o al ristorante con i vostri sorrisi e una canzone sempre pronta da cantare prima di salutarci, e ci sale già la nostalgia! Ci mancherete. Grazie Presidente, Grazie alpini!

    Anna Rosa

    Gentile Signora, grazie del suo grazie. Gli alpini hanno ben presenti due precisi doveri: aiutare chi è in difficoltà e mantenere le promesse. E questo lo facciamo sempre, qualche volta anche a discapito di una burocrazia che sembra remare contro.