La rete del cuore

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    In un momento di emergenza sanitaria come questo si tende a mettere in primo piano gli aggiornamenti del momento, ma sappiamo bene che la vita non si ferma all’emergenza personale o sociale. Queste chiusure progressive hanno avuto l’effetto di porre le varie generazioni ancora più a confronto rispetto ai periodi di tranquillità: è diventato essenziale tenersi in contatto con i parenti, gli amici e tutti coloro che compongono la nostra quotidianità. Il confronto tra generazioni ha comunemente due effetti contrastanti: mettere di fronte diverse visioni del mondo e, allo stesso tempo, creare uno scambio. Le ultime generazioni, di cui fa parte chi vi scrive, sono state forse facilitate da una confidenza maggiore con le tecnologie comunicative che permettono di ridurre le distanze che si sono create. Di contro, le nuove generazioni, sottovalutano spesso nella vita di tutti i giorni gli atti di vicinanza che servono a intensificare o semplicemente a valorizzare i legami con amici, parenti e affetti. Le altre generazioni, con gradi diversi, soffrono maggiormente questa limitazione dovuta alla poca affinità con la tecnologia, che percepiscono come fredda, distante e poco comprensibile. Tuttavia l’enorme valore della loro esperienza di vita riesce più efficacemente a sottolineare l’importanza dei legami duraturi, della forza che ci vuole a far fronte a una situazione di problematiche sociali comuni. Gli alpini, nel tempo, si sono dimostrati un ottimo ponte generazionale, che riesce brillantemente ad adattarsi allo spirito del tempo, conservando quella serie di caratteristiche di cui è giusto andare fieri, ma facendo tesoro dell’esperienza del ricambio generazionale, guardando e imparando – da figli, nipoti e pronipoti – ad usare smartphone, tablet e computer. È essenziale, in conclusione, che l’esempio degli alpini, in Italia e nel mondo, non si fermi agli eccellenti atti di solidarietà, duro lavoro e rispetto, ma che queste varie parti della storia si aiutino vicendevolmente, ognuno con i propri punti di forza, per costruire tutti insieme un futuro migliore. Perché se gli alpini insegnano qualcosa è che, in una scalata di gruppo, alla vetta si arriva insieme.

    Federico Motta

    Leggevo qualche tempo fa una frase di cui non ricordo l’autore, ma che mi fece una enorme impressione. Si diceva che un tempo i poveri erano quelli che mancavano dei mezzi per vivere, mentre i poveri del futuro sarebbero stati i poveri di appartenenza, ossia quelli finiti nel cono d’ombra senza voce e senza che qualcuno noti le loro fatiche. Oggi viviamo in una società dove siamo tutti in rete, ma senza la rete del cuore. Ed è qui che viene fuori la forza degli alpini, capaci sì di usare le moderne tecnologie, ma sempre disponibili a fare rete col cuore e soprattutto ad avere occhi per vedere ovunque si presenti il bisogno.