Bravo Mattia!

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    Il cappello alpino ci identifica, ci rende riconoscibili e apprezzati per quello che facciamo in silenzio a favore di chi ha bisogno. Mattia Passafonti è un ragazzino che frequenta la terza classe della Scuola Secondaria di primo grado a Vigolzone, in provincia di Piacenza. Suo papà è consigliere nel Gruppo di Podenzano, il nonno lo è in quello di Vigolzone, due zii sono alpini e il bisnonno ha partecipato al secondo conflitto mondiale come alpino. Che Mattia crescesse sentendo costantemente parlare di alpini è stato inevitabile, ma che fin da piccolo manifestasse una vera e propria passione per le penne nere lo rende davvero speciale. Non manca mai un’Adunata nazionale, né una manifestazione del 2º Raggruppamento. Idem per ogni altro momento in cui gli alpini si ritrovano, a cominciare dalla Festa Granda della Sezione piacentina. È sempre pronto a dare una mano se serve un aiuto in più in cucina, ai banchetti di beneficenza o dove viene mandato. Adesso ha scritto qualche pagina in una sorta di diario. L’ha chiamato “La mia storia con gli alpini” e non c’è un aspetto della tradizione del Corpo che viene trascurata. Con parole sue racconta di quello che ha appreso dai racconti su Nikolajewka e delle emozioni di quando partecipa alle adunate in compagnia del papà, del nonno e degli alpini del Gruppo. Il suo componimento racconta anche dei motti alpini, del significato del cappello, della musicalità e dei cori piacentini. C’è spazio poi per illustrare la Preghiera dell’Alpino e dello sport che tradizionalmente si associa alla montagna. Ce n’è, insomma, per tutti i gusti a conferma di un’autentica passione che gli è stata tramandata e ben assorbita soprattutto nei valori portanti che sappiamo nostri. Mattia non ha ancora il cappello alpino, almeno quello ufficiale, ma c’è da scommettere che appena l’età glielo permetterà, sarà in prima fila per poterlo indossare con il massimo rispetto e dignità. Avercene di Mattia così!

    Pietro Busconi

    Quando penso ai ragazzi penso che essi hanno solo bisogno di sognare in grande. Poi, purtroppo, è la società che propone loro grandezze bislacche. Ma quando hanno la fortuna di trovarne qualcuna di autentica, il risultato è quello che ci racconta Mattia. Al quale va il nostro affetto e i nostri complimenti.