La prima casa

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    “Dopo tante ricerche per trovare la sede per le inevitabili scartoffie, il nostro pied-à-terre temporaneo fu stabilito in un angusto ammezzato concessoci graziosamente, quali possibili abituali clienti, dal caffè ristorante Grande Italia nella Galleria Vittorio Emanuele di Milano (lato di Piazza della Scala): due localini bassi che facevano parte dell’esercizio stesso, ma poco frequentati perché bassi e soffocanti; essi si affacciavano da un lato sul salone dei concerti, dove da un palco agiva un’orchestrina di cosiddette ‘dame viennesi’; e dal lato opposto sulla Galleria a mezzo di due ampi finestroni a lunetta. Ad uno di tali finestroni fu nostra immediata cura di fissare in permanenza, come nostro primo atto dimostrativo, un ampio drappo tricolore, il quale per molto tempo costituì il solo simbolo della Patria che sventolasse al centro della città. È noto come, in quel primo dopoguerra, Milano viveva in un clima tumultuoso: cortei, assembramenti, dimostrazioni clamorose, violenze di ogni genere si succedevano ogni giorno e confluivano al centro della Galleria. Quel tricolore degli Alpini, che cominciavano ad affermarsi, non garbava a certi ambienti che contestavano il sacro principio di Patria e irridevano al sacrificio di tanti Caduti; frequenti ammassamenti agitati e rumorosi che si formavano sotto i nostri finestroni e che con schiamazzi, imprecazioni e minacce pretendevano che la bandiera venisse ritirata: la situazione si andava aggravandosi di giorno in giorno tanto che perfino le Autorità, e il Vice Questore, intervennero più volte perché ritirassimo la bandiera; pretendemmo un ordine scritto, formale (che non venne mai) e noi… sempre duri. I dimostranti hanno più volte tentato di strappare o di dar fuoco al drappo tricolore, ma non cedemmo, anche se fummo costretti a costituire turni di volontari di difesa anche le notti: fu una gara, quasi un onore di partecipare a questi turni. E il fatto sta che il tricolore dell’Ana non fu mai ritirato”1. Nel 1972 Arturo Andreoletti, in occasione dell’Adunata a Milano, donò alla Sede nazionale dell’Ana, a sue spese, una “nuova bandiera regolamentare” (senza la corona e lo scudo sabaudo) ed è a questa bandiera che gli alpini ancora oggi, rivolgono il saluto nelle riunioni e nelle assemblee nazionali. Il primo drappo tricolore “inaugurato” domenica 20 giugno 1920 nella sede della Società del Giardino a Milano, con un discorso del col. Angelo Gatti, fu un dono di un gruppo di donne milanesi presieduto dalla Contessa Visconti di Modrone. Quel drappo è stato di recente restaurato e dimora in una teca nella Sala del Consiglio, in via Marsala 9 a Milano.