La nostra casa

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    Ci sono luoghi che sentiamo nostri più di altri. Oltre a ragioni storiche o geografiche, c’è senza dubbio una componente legata a un istinto naturale che non si può mettere a tacere. Accade quando si arriva alla rampa di gradoni che salgono al rifugio Contrin con il fiato corto strozzato dall’ultimo ripido tornante. La sud della Marmolada precipita sul pratone costellato di massi erratici, tra il Gran Vernel e la cima Ombretta occidentale, è la sorpresa preparata dalla natura. Un orizzonte inclinato, protagonista di imprese alpinistiche, teatro nella Grande Guerra, allegoria della storia alpina. 

     

    E questo mondo isolato ci riconsegna l’immagine del capitano Arturo Andreoletti. Milanese, classe 1884, amico di cordata dei più forti alpinisti dell’inizio secolo, la notte del 18 agosto 1908 soggiornò nella hutte del club alpino austro-tedesco che oggi è il Contrin. Il giorno seguente, con l’amico Carlo Prochownick e la guida Serafino Parissenti, affrontò la parete sud della Marmolada. Ci vollero molte ore, arrivarono in cima al tramonto quando la roccia corallina s’accende di rosso. Sostarono a Punta Penìa solo qualche minuto prima di cominciare la lunga discesa.

    Andreoletti quel giorno entrò nella storia come il primo italiano ad aver raggiunto la vetta della Marmolada dalla parete sud e ad essa legò il proprio nome per sempre. La Grande Guerra lo vide comandante su questa porzione di fronte. La capanna spartana ma confortevole era diventata la Contrinhaus, sede del comando austriaco e il 6 settembre 1915 venne colpita e distrutta da un cannone da 70 che proprio Andreoletti aveva voluto fosse issato fin lassù per centrare l’obiettivo. Era il 1920 quando la Società degli Alpinisti Tridentini ne fece dono all’Ana allora presieduta dall’Andreoletti, che iniziò la raccolta fondi.

    Per convincere gli alpini della buona causa, a settembre del 1921 organizzò il secondo convegno nazionale tra Cortina e Canazei, allestendo “Alpinopoli” nella conca morbida di pascoli, dietro ai ruderi. Dal prato affioravano come funghi decine di teli tenda montati per l’occasione. La Messa venne celebrata da mons. Giulio Bevilacqua. Questo bastò per riempire le casse e, con qualche debito presto estinto, realizzare un’opera fantastica. L’inaugurazione avvenne il 15 luglio 1923. Era nato così il rifugio Contrin, la casa degli alpini. Il 30 agosto 1926 sotto a un cielo senza nuvole, a dorso di un mulo, anche il Principe Umberto di Savoia percorse la Val Contrin.

    Quasi cinquecento alpini ad attenderlo, il picchetto armato della 77ª compagnia del Belluno e naturalmente insieme all’allora Presidente Ernesto Robustelli, l’ideatore Arturo Andreoletti cui toccò l’orazione ufficiale. Appena due anni più tardi il fascismo commissariò l’Ana e mise al vertice del sodalizio Angelo Manaresi che iniziò una nuova raccolta fondi per la costruzione di un altro rifugio accanto a quello esistente, intitolato poi alla Medaglia d’Oro Efrem Reatto caduto in combattimento sull’Amba Uork nel 1935. Questa decisione all’Andreoletti proprio non andò giù. Sarebbe spettato a Francesco Barbieri del 7º Alpini, perché unica Medaglia d’Oro alpina delle Dolomiti, caduto sulle Creste di Costabella il 5 ottobre 1916. Ma i regimi si sa soffocano le idee altrui e così andò. Passarono il fascismo, la Seconda Guerra Mondiale, la difficile ricostruzione.

    Nel 1965 poiché il rifugio necessitava di una nuova ristrutturazione, l’allora Presidente Ugo Merlini individuò ancora una volta nella figura del capitano Andreoletti, la persona giusta per dirigere i lavori. E se oggi la Casa degli alpini è ancora tanto bella, lo si deve anche a chi venne dopo. All’Associazione, alla Sezione di Trento appendice della Sede nazionale che qui è di casa e alla famiglia Debertol che pare avere ereditato la gentilezza dell’accoglienza dai primi gestori, Beniamino e Maria Bernard di Canazei. Il capostipite, l’alpino Giorgio Debertol insieme ai suoi figli, ha esaltato le potenzialità di questo luogo avendone cura come fosse suo.

    Quest’anno, in occasione del raduno solenne, è stata inaugurata una nuova sala all’interno del rifugio Reatto. È senz’altro la più bella, affrescata da Giuseppe Novello con una nicchia che ospita un piccolo fogolar alpin. Tra queste mura il viandante delle terre alte potrà fermarsi a sfogliare un libro, godersi il silenzio e il riposo circondato dalle immagini dei Padri. Il Presidente Favero insieme al responsabile delle Grandi Opere Lorenzo Cordiglia che ne ha seguito i lavori di restauro, ha inaugurato la biblioteca con tv e computer, intitolata ad Arturo Andreoletti.

    Scelta che avrà senz’altro riconciliato il Capitano con il rifugio Reatto e che ha unito di nuovo Novello e Andreoletti, amici di lunga data. Alle pareti alcune splendide immagini storiche che Mauro Azzi, responsabile del Centro Studi, ha voluto ornassero la biblioteca e la sala principale del rifugio Contrin. Pare proprio che ora ogni cosa sia al posto giusto nella verde conca a quota duemila. “Tutto passa è vero. Ma restano i monti conquistati dall’alpino, le croci nei suoi cimiteri e questa casa. La nostra” scrisse, di ritorno dal Contrin, il vecio Cesco Tomaselli decorato nella Grande Guerra, penna nera del Corriere della Sera e uomo di montagna. Perché il futuro sia sempre lo specchio del passato.

    Mariolina Cattaneo