La magia del Contrin

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    Come sarà la prossima estate? Gli interrogativi legati a questo nuovo modo di vivere che limita la socialità sono tanti e non sempre trovano risposta. In montagna i rifugi si sono già adeguati e le restrizioni daranno in qualche modo l’opportunità di apprezzare maggiormente sentieri e cime. Per evitare la strada più corta e più comoda e godere appieno della bellezza, colmando l’astinenza di tre mesi a quota zero o quasi, proponiamo un itinerario fuori traccia che conduce al rifugio Contrin.

    Lasciata l’auto a Pozza di Fassa nei pressi di Baita Ciampiè, percorriamo a piedi una comoda strada forestale che si addentra nella Val San Nicolò: Cima Undici, Cima Dodici, i Monzoni, le Creste di Costabella, Cima Uomo e Col Ombert coronano questa conca ancora selvaggia. Superato il rifugio Baita alle Cascate dove è possibile rifocillarsi grazie alla deliziosa cucina della famiglia Bernard, si seguono le indicazioni per la Forcella Paschè, in cammino su una stretta pista forestale che sale decisa fino a una radura e continua ampliandosi tra radi gruppi di larici.

    Più avanti un cartello indica la ferrata “Bepi Zac” che monta a destra sulla Costabella, ignorandolo si prosegue dritto, andando incontro alla Cima dell’Uomo. Tra i sassi, negli avvallamenti morenici che precedono la Forcella Paschè a 2.498 metri, spunta qualche raro papavero alpino, giallo oro. È qui che lo spazio si apre sopra la Val Contrin. Il rifugio è ormai vicino, lo sguardo abbraccia le cime maestose che si susseguono; nel mezzo la Sud della Marmolada si impone come una regina tra il Gran Vernel e la cima Ombretta occidentale. Dalla palina della Forcella Paschè è bene fermarsi e scattare una fotografia al profilo inconfondibile e maestoso del Sass Pordoi che prosegue fino al Piz Boè. Scendiamo verso il rifugio, ignorando il sentiero che sale alla stretta cima del Col Ombert (2.670 m), ma che varrebbe la fatica.

    Giunti al Contrin, per gli alpini soprattutto, è d’obbligo una sosta prolungata. Proprio in questo edificio, allora di proprietà del Club Alpino austro-tedesco, vi soggiornarono Arturo Andreoletti con l’amico Carlo Prochownick e la guida Serafino Parissenti, per affrontare la salita alla parete Sud della Marmolada. Era il 19 agosto 1908. L’ascesa interminabile riservò diversi imprevisti, ma alla fine la vetta fu raggiunta: “Purtroppo l’ora tarda e il freddo pungente non ci consentono di ristorarci quanto vorremmo, né di indugiarci a lungo ad ammirare il panorama”, scrivono a quattro mani Andreoletti e Prochownick nella relazione pubblicata sulla Rivista del Cai del settembre 1910.

    Andreoletti quel giorno entrò nella storia come il primo italiano ad aver raggiunto la vetta della Marmolada dalla parete Sud e ad essa legò il proprio nome per sempre. Dopo il giusto riposo, la visita all’adiacente rifugio (con affreschi di Riosa e Novello) e alla chiesetta, abbiamo tre alternative. È possibile scendere ad Alba di Canazei in un’ora e mezza circa, percorrendo la recente carreggiabile sterrata o scegliendo l’esiguo sentiero che passa nel bosco, oppure risalire la conca e piegare verso destra fino al Passo Ombretta scendendo poi a Malga Ciapèla, con sosta obbligata al rifugio all’Ombretta “O. Falier” (al suo interno conserva alcune immagini della Grande Guerra e del capitano Andreoletti che qui era solito trascorrere alcuni giorni di vacanza nel periodo estivo).

    Ci rimane una terza via, la più faticosa e quindi la più appagante. Purché nello zaino si abbia l’attrezzatura da ferrata e da ghiacciaio, è possibile rimontare la conca alle spalle del Contrin e prendere a sinistra fino alla Forcella Marmolada proseguendo sulla via attrezzata lungo la cresta Ovest della Regina e da qui alla cima Punta Penìa a 3.348 metri di quota. Se le nebbie dispettose se ne staranno lontane, sarà possibile ammirare un panorama… sul mondo! In discesa, l’ultimo tratto, sarà l’unico su ghiacciaio. Calzati i ramponi, piccozza alla mano, si scende sul Pian dei Fiacconi verso il Passo Fedaia, circondati da un ambiente straordinario per vastità, colori, suggestioni.

    Mariolina Cattaneo