La forza di una promessa

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    È il giorno di Natale del 1940 e gli alpini si stanno trasferendo verso il fronte greco-albanese. Insieme ad un gruppo di penne nere di Taggia viaggiano Padre Generoso, cappellano militare da Pontedecimo (Genova) e il sergente Angelo Torre, classe 1910, richiamato in servizio a causa della guerra. Iniziarono a chiacchierare amabilmente e prima di lasciarsi, ognuno per il proprio compito, il sergente Torre chiese a Padre Generoso di fargli una promessa: «Ho una figlia di manco un anno! Se torniamo a casa, Padre, mi devi promettere che quando sarà il momento sarai te a sposarmela!».

    Il frate augurando buona fortuna a tutti lo promise, con l’aiuto di Dio. Tralasciando le vicissitudini di quel periodo, arriviamo all’8 Settembre 1943. Il Regio Esercito si scompone, ognuno pensa alla propria famiglia e a salvare la pelle e anche il sergente Torre torna a casa e collabora con i partigiani. Grazie a due colpi di mano ben assestati contro i fascisti, Torre diventa popolare e prende il nome di battaglia “Scoiattolo”. Simile destino è quello di Padre Generoso. Ritorna dalla Russia dopo mille peripezie raccontate nel suo diario e giunto in Carnia prende contatti con i partigiani del luogo.

    Finalmente finisce quella sporca guerra, ognuno si rimbocca le maniche e cerca di andare avanti come può. Negli anni Cinquanta Padre Generoso, per suo ministero, viene mandato al convento di Porto Maurizio, poi è trasferito al convento dei frati Cappuccini di Taggia e diviene, di conseguenza, cappellano dell’89º fanteria alla caserma Revelli. E poiché aveva tenuto qualche contatto con gli alpini tornati sia dal fronte greco-albanese, sia da quello russo, da buon alpino cerca di riallacciare i rapporti di amicizia. È così che comincia a frequentare l’osteria del “Cavallo Bianco” a Taggia, in piazza Cavour, il cui proprietario era un Ragazzo del ’99, alpino reduce della Grande Guerra. Lì incontra un reduce di Russia, il mulattiere Andrea Fornara (Andrietin), Antonio Boeri con cui era stato insieme in Grecia e in seguito anche il sergente – ormai diventato sergente maggiore – Torre, quello della promessa.

    Padre Generoso frequentava anche altre osterie, non perché fosse un ubriacone, ma perché amava incontrare la gente del paese: mulattieri, operai, gente di ogni estrazione sociale, ma soprattutto lavoratori e gente umile. Era un po’ il suo stile e poi… perché non bersi un bel bicchiere di vino insieme ad una gradevole compagnia?

    Padre Generoso lo avevo incontrato proprio al “Cavallo Bianco” con la scusa di accompagnare mio nonno paterno, alpino del battaglione Monte Saccarello, classe 1867. E proprio in quel locale, grazie a Padre Generoso e ai reduci che erano stati con lui in Grecia o in Russia, si ricostituì il Gruppo Ana di Taggia-Arma (ora Gruppo Valle Argentina). La saletta di quell’osteria diventò, quindi, la prima sede provvisoria del costituendo sodalizio.

    Nei primi mesi del 1954 si svolsero riunioni settimanali per cercare di trovare il numero sufficiente di aderenti al Gruppo, veci e bocia. Ricordo che una sera – ero presente per via di mio nonno – Padre Generoso disse di aver incontrato nella caserma Revelli, una persona disposta a dare una mano con le pratiche burocratiche richieste dal Comune per promuovere un raduno degli alpini e la costituzione del Gruppo. Quella persona era il generale Domingo Fornara di Taggia, manco a dirlo alpino. Grazie alla collaborazione venne dunque formato un comitato per la manifestazione del 5 settembre 1954, primo capogruppo fu eletto Luigi Rossi, medico condotto a Taggia.

    Passa qualche anno e viene il giorno in cui la promessa fatta a Torre 17 anni prima è finalmente rispettata. Il 15 giugno 1957 si sposa la figlia Rosanna con Carlo e Padre Generoso lascia il convento per arrivare pronto e puntuale alla chiesa della Madonna Miracolosa di Taggia, alla quale è mia convinzione, il sergente Torre si raccomandò più di una volta durante la guerra. La promessa fatta… anche grazie al buon Dio, come disse Padre Generoso, è stata così esaudita.

    Ormai, grazie al suo magnetismo, Padre Generoso riesce a coinvolgere nei suoi progetti tutti in paese. In Piazza San Benedetto a Taggia, vicino al convento dei Cappuccini dove risiedeva c’è un’edicola votiva fatiscente dedicata a San Cristoforo. Padre Generoso vuole assolutamente restaurarla e senza darsi per vinto coinvolge il meccanico Nino Revelli (Cassaola) e qualche centauro locale per restaurarla (San Cristoforo è protettore dei motociclisti), per poi organizzare un raduno di motociclisti, con benedizione delle due ruote e sfilata per le vie cittadine.

    Un bel giorno accadde una cosa strana: Padre Generoso non era ancora arrivato alla caserma Revelli per il suo ministero e il comandante era molto preoccupato; si chiedeva cosa potesse essere successo perché Padre Generoso non era mai in ritardo. Il Guzzino, ormai provato, lo aveva lasciato a piedi per sempre! Si racconta che gli ufficiali e i sottoufficiali e tutti i soldati in pochi giorni gli abbiano donato un altro mezzo, sempre una Guzzi, però più potente: lo Zigolo 98cc, dotando quindi Padre Generoso del suo mezzo preferito e – è proprio il caso di dirlo – senza costringerlo a usare il cavallo di San Francesco. Arriva anche il mio momento: giunge la cartolina rosa.

    Il 13 novembre 1960 devo essere a Bassano del Grappa al Bar Julia. Qualche giorno prima di partire vado a trovare al convento Padre Generoso. Ormai eravamo amici da tempo e, dato che prima della partenza si vanno a salutare gli amici, vado da lui per farmi dare qualche dritta, da vecio a bocia. Mi disse: «Ricordati sempre di essere un bravo alpino della Julia. Auguri bocia!».

    Ma mentre ero ancora in servizio a Tolmezzo giunge una cattiva notizia: Padre Generoso sta male, ha lasciato il convento ed è tornato dai suoi familiari. Ricordo che il giorno del funerale, a Pontedecimo, eravamo in tanti di Taggia, non soltanto alpini. Ritornammo a Taggia ricordando ciò che aveva fatto Padre Generoso per noi alpini e per tutta la città. Dovevamo fare qualcosa. Il gruppo alpini del quale entrai a farne parte attivamente decise di realizzare un monumento ai Caduti e di dedicare un lato del cippo a Padre Generoso.

    Il 26 maggio 1968 il cippo fu inaugurato con un bellissimo raduno a cui partecipò il Gruppo di Pontedecimo e il vessillo della Sezione di Genova. È impreziosito da una fotografia in ceramica di Padre Generoso insieme alla Preghiera dell’alpino. Rimane inciso sul marmo: «Fratello tra fratelli, alpino con gli alpini», la stessa scritta che si trova sulla sua tomba di famiglia. Il ricordo semplice di un uomo che è stato un sostegno per chiunque si sia rivolto a lui.

    Graziano Lanteri