La felicità del dare

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    Sto sognando? Non svegliatemi! Sono a Rimini, Adunata nazionale del 10 maggio 2020: siamo in tanti, tanta gioia e tanti abbracci, tanti sorrisi e tante strette di mano… pane e salamelle e vino a volontà… No, non svegliatemi, non fatemi tornare alla dura realtà. Mi piaceva così tanto il mio sogno: era solo la vita prima del Covid-19 ma era un bel sogno ed era una bella vita. Un sogno che è stato interrotto da questo virus. Ora non ci sono più i sorrisi (sono nascosti dalle nostre mascherine), non ci sono più le strette di mano (abbiamo i guanti), non ci sono più gli abbracci e non ci possiamo più godere un pasto in allegria. Gli alpini però ci sono comunque: un supporto, un’organizzazione, un ospedale da campo da costruire in fretta… o semplicemente ci sono per portare la spesa agli anziani che non riescono ad uscire di casa oppure alla famiglia in quarantena… o semplicemente a chi ha bisogno del pacco alimentare. E che emozione quando ci raggiunge un grazie detto con il cuore: capiamo che la nostra missione è aiutare gli altri, cercare di renderli felici, così che la loro felicità diventi la nostra… nonostante il virus. Ed io sono felice e fiero di essere un alpino.

    Enrico Premoli, Gruppo di Caravaggio, Sezione di Bergamo

    Caro Enrico, la risposta al tuo sogno infranto te la dai da solo nella seconda parte del tuo scritto. Là dove parli di una gioia concreta che non teme risvegli, quella che ci viene dalla certezza che c’è più felicità nel dare che nel ricevere.