La convenzione dell’Aja

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    Egregio direttore, apprezzo la citazione ripresa nell’editoriale de L’Alpino di ottobre: “…diceva uno storico a proposito degli storici: se non c’è competenza e onestà, anche i fatti del passato rischiano di diventare professione di malafede”. Quando pubblicò nel numero di marzo la prima lettera sui nostri soldati prigionieri della grande guerra il suo commento fu che non aveva reperito i libri citati né conosceva l’argomento, e apriva il dibattito. Seguirono altre due lettere a maggio, dello stesso tenore della prima ovvero che l’Italia, pur potendo, non era andata in soccorso dei propri soldati prigionieri dei nemici. A giugno arrivò un servizio alla verità giusto il titolo da lei dato alla lettera di Pierluigi Scolè secondo cui la responsabilità della morte di tanti italiani in prigionia fu tutta e solo degli austriaci responsabili dei campi, giusta la Convenzione dell’Aja 1907 che obbligava tutti gli Stati aderenti, compresi l’Austria e la Germania, a sostentare adeguatamente i soldati nemici detenuti nei campi di prigionia. Secondo Scolè la professoressa Procacci avrebbe 7 1-2020 sostenuto il coinvolgimento responsabile del governo italiano sulla base del mero confronto dei numeri di prigionieri periti in prigionia: 20mila i francesi, 100mila noi italiani! Non è così. Intanto si dimentica che la docente universitaria ha speso – secondo il prof. Alessandro Barbero consulente storico della Rai, e autore di un avvincente volume su Caporetto uscito nel 2017 – buona parte della sua vita a studiare la Prima guerra mondiale, e che il suo libro del 1993 ha solidissime fondamenta storiche. Tra l’altro, lei tra i primi studiosi ha consultato con grande attenzione tutto il ponderoso materiale d’archivio reso pubblico solo alla fine degli anni ’60. Tutti ricorderanno che è del 1968 l’istituzione dell’Ordine dei Cavalieri di Vittorio Veneto (l’ultimo fu Delfino Bonomi, “andato avanti” nel 2008). Insomma, com’è naturale, prima dell’apertura degli archivi militari molte cose non si conoscevano appieno e la storia della Grande Guerra era stata scritta per lo più negli anni Venti dai protagonisti di alto livello, spesso preoccupati di attenuare le proprie colpe nella conduzione politica o militare della guerra sino a Caporetto. Ma per tornare al tema specifico, va detto a chiare lettere che gli alleati, esclusa l’Italia, accettarono la proposta degli Imperi Centrali di derogare alla citata Convenzione. La Germania, che sosteneva il fronte francese sin dal 1914 e aveva fatto tanti prigionieri, ben presto si rese conto di non essere in grado di sostentarli: il blocco navale aveva affamato pesantemente tedeschi ed austroungarici (questi, dopo lo sfondamento a Caporetto, si preoccuparono prima di tutto di sfamarsi saccheggiando i nostri ben forniti magazzini viveri nelle retrovie). L’Italia non accettò, nonostante le pressioni del nunzio vaticano card. Pacelli, futuro Papa Pio XII, e della Croce Rossa, di derogare alla Convenzione e di inviare aiuti di stato in soccorso dei propri soldati prigionieri, assai invisi in Italia. Quindi, per concludere, l’unica vera domanda da porsi è: quanti soldati italiani prigionieri nei campi, anziché perire di stenti, sarebbero sopravvissuti se il Governo italiano, superando la Convenzione dell’Aja, si fosse mosso al pari di Francia e Inghilterra in favore dei propri soldati prigionieri? Non pochi, certo. Onore a loro, al pari di tutti i Caduti!

    Luigi Campigotto Gruppo Zero Branco, Sezione Treviso

    Grazie caro Luigi di questa tua documentata riflessione. Come in un puzzle anche questo è un tassello per arrivare alla verità. Accettando con umiltà di entrare nella storia per percepirne meglio i contorni.