Il cappello di Enzo

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    Ti scrivo per due ragioni la prima meno importante ma introduce la seconda. Ogni anno si commemora la tragedia del terremoto del Friuli con vari inviti ma mai in questi anni ho visto invitare o perlomeno ricordare i primi volontari (eravamo equipaggiati anche con viveri) arrivati a Gemona il sabato mattina. Sono stati accoppiati agli artiglieri del Conegliano. Sotto le tende al campo sportivo al di là della statale. Dopo più di una settimana di svariati impieghi con la visita dell’allora ministro Taviani siamo ripartiti e come ringraziamento gli amici del Conegliano hanno voluto metterci in testa il loro cappello. L’anno dopo stavo nei paracadutisti più duri al mondo ma quel cappello, quel ragazzo che stava con me ed era del luogo mi ha sempre seguito nella mia vita come insegnamento. Alla mia domanda: “Come fai a lavorare sapendo che anche a casa tua ci sono lutti?”, la risposta era come io aiuto qui, altri aiuteranno i miei, non è il momento di piangere, ma di darsi da fare. Quello splendido artigliere di nome Enzo della 15ª batteria del Conegliano mi ha sempre guidato nella vita con la sua semplice ma profonda umanità. Ora nonostante ricerche in seno a vari associati non riesco a ritrovarlo. Vorrei rendergli il suo sacro cappello, mi perdoni il sacro, anch’io rientrato in Patria ho prestato servizio di leva come alpino. E so il valore che riveste soprattutto etico-morale, valore che mi ha sempre guidato anche in situazione estreme. Grazie se potrà aiutarmi a rendere ad Enzo il suo cappello.

    Gianluca

    Caro Enzo, se ci sei batti un colpo. Perché Gianluca non vuole dirti solo grazie per quell’oggetto, ma soprattutto perché gli hai insegnato a vivere.