La commozione di un alpino dell'Ortigara

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    Sono la figlia del col. Massimo Lucini, Croce di Guerra al V.M. 1917, alpino dell’Ortigara. Ero ragazza poco più che ventenne e papà mi accompagnò al pellegrinaggio dell’Ortigara cui non mancava mai. Dopo la S. Messa alla chiesetta del Lozze e la cerimonia celebrativa presso la Colonna Mozza papà, accomiatatosi dalle autorità presenti e dai pochi reduci, mi condusse oltre quel luogo sacro, là dove si era tanto combattuto nel 1916/’17.

    Dopo un po’ il suo passo si fece lento, quasi incerto, ben diverso dalle sue abituali falcate in montagna. Poi si fermò. Lo vidi cupo, pensieroso, sbiancare in volto e chinarsi a carezzare quei sassi mentre alcune lacrime gli rigavano il viso. Papà cosa c’è? gli chiesi stringendomi a lui Troppi morti, troppe ferite e tanto sangue di eroici soldati ha bagnato questi sassi! così mi rispose papà, e la sua commozione nel ricordo rivissuto era profonda.

    Quando si fu ripreso, scendemmo al piazzale del Lozze per il ritorno. Questo episodio si incise nel mio animo ed ancora oggi, a distanza di quasi settant’anni, lo ricordo nell’immagine rara della commozione di papà. Dopo la prigionia, seguita al ferimento sull’Ortigara e la partecipazione anche al secondo conflitto mondiale, egli aveva conservato nel cuore un ricordo così vivo dei tragici giorni dell’Ortigara! Perciò sento il bisogno di lanciare un appello affinché non ci siano più guerre, perché il ricordo dei tantissimi lutti e distruzioni che esse hanno causato sia un monito per la pace.

    Onoriamo tutti i Caduti, ricordiamoli e dal loro sacrificio riceviamo stimolo, forza e volontà a dire: mai più guerre, no alla morte di quanti, ovunque nel mondo, perdono la vita, vittime di conflitti. Oggi, ultra ottuagenaria, mi onoro di essere da più di vent’anni madrina del gruppo alpini col. Massimo Lucini di Vallonara, appartenente alla sezione A.N.A. di Marostica, che mi ha insignita del titolo di amica degli alpini .

    In effetti mi sento molto vicina a loro, ne conosco generosità e volontà di contribuire al bene comune, secondo lo spirito dell’alpinità che estrinsecano nelle attività dei loro gruppi e sezioni, ma non solo. Li troviamo anche sempre pronti e presenti in luoghi disastrati da calamità naturali o in contesti più lieti come le ultime olimpiadi invernali che espletano al meglio il loro compito, senza venir meno al proverbiale spirito di sacrificio. Ringrazio la Redazione ed esprimo tutto il mio apprezzamento per le testimonianze che dà attraverso il giornale.