La casa degli alpini

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    Ne aveva studiato aspetto e passaggi. Ne conosceva la conformazione, differente dalle altre Dolomiti. Immaginava il suo piede puntato in una fessura e le sue mani aggrappate alla roccia fino a raggiungere quelle placche levigatissime, prive di ogni asperità. L’aveva già salita mille volte, con il pensiero. Era il suo sogno, la sua Regina: la Marmolada. Egli credeva fermamente che per conquistare qualcosa, bisognasse prima sognarlo. Lo aveva fatto: per Arturo Andreoletti essa rappresentava l’ascesa, qualificata all’epoca come ‘la più difficile delle Alpi’.

     

    Nessun italiano fino ad alla casa degli alpini lora aveva raggiunto la vetta. Sarebbero occorsi un paio di giorni. Trascorsero la notte alla Contrinhaus, rifugio del Club Alpino tedesco-austriaco, insieme a un uomo che lì soggiornava. Era il buon vecchio Vincenzo Fersuoch da Palue di Sottoguda, colui che aveva realizzato la ferrata dalla Forcella della Marmolada e ne curava la manutenzione. La faccia bruciata dal sole. Bianchi i mustacchi stile imperiale, segno dell’epoca. Gli occhi piccoli marcati dalla fatica. Il fare di un uomo mite. Egli sapeva bene che le Terre Alte non si dominano. Si avvicinano semmai, un passo alla volta risalendone il fianco. E proprio lui che la Regina la poteva ammirare vestita dai colori del meriggio e del tramonto, ogni giorno dalla finestra dell’accogliente Contrinhaus, decise di unirsi, l’indomani, ad Andreoletti e Prochownick e alla guida da loro ingaggiata, Serafino Parissenti. 20 7-2013 Ecco fatta la cordata che all’alba del 19 agosto 1908 partì verso Punta Penìa.

    Impiegarono tredici ore e mezza, ma alla fine furono in vetta. Tutt’intorno solo triangoli aguzzi altrimenti stondati di cime. Poco più sotto il ghiacciaio avvampava ancora di quel rosso corallo che precede l’imbrunire. Fu allora che Andreoletti, dotato d’una intelligenza lungimirante, ebbe una luminosa intuizione: proporre al CAI la costruzione di un rifugio alpino nella zona. Esso sarebbe potuto servire anche come punto d’appoggio alle truppe alpine in caso di mobilitazione. E così, il 15 agosto 1911 veniva inaugurato il rifugio Ombretta. Da tempo Andreoletti, esperto topografo, il suo disegno lo aveva dinnanzi agli occhi, là dove si concentra la forza visiva: da una parte la val di Fassa con la Contrinhaus, dall’altra la Val Cordevole con il rifugio Ombretta. Nel mezzo lei, la sua Regina.

    Questo disegno lo mise su carta e lo tenne tra i documenti più preziosi anche in guerra, quando venne nominato comandante della regione Serauta-Marmolada. Giovane ufficiale del 7° reggimento alpini, battaglione Val Cordevole, 206ª compagnia. Stabilì la sede del suo comando al rifugio Ombretta e, guardate un po’, il nemico fece lo stesso insediando i propri ufficiali nella bella Contrinhaus. A pochi mesi dallo scoppio della guerra e prima che cadesse la neve, quel disegno come un puzzle a poco a poco andava scoprendosi. Nonostante i pareri contrari degli ufficiali superiori, Andreoletti riuscì ad ottenere, per pochi giorni solamente, che un pezzo da 70 fosse trasportato lassù nella zona del fronte occupata dagli italiani. Furono gli alpini a trascinarlo per i ripidi ghiaioni del Passo delle Cirelle. Poi una volta posizionato, il tenente Gazzera ne prese il comando. La mattina del 6 settembre in val Contrin tuonò il cannone.

    Il secondo colpo raggiunse la Contrinhaus che saltò in aria. A novembre del 1918 la Val di Fassa era Italia. Erano Italia anche i ruderi di quella che fu Contrinhaus e che divenne, grazie a una donazione della SAT di Trento, a un contributo di Casa Savoia e alla volontà ferrigna degli alpini, il rifugio Contrin. La casa degli alpini. Andreoletti era riuscito a rendere realtà quel disegno che lo accompagnava ormai da dieci anni. Il puzzle era così svelato: dopo aver dato vita all’Associazione Nazionale Alpini, dopo aver posto a cima Lozze sull’Ortigara, la Colonna mozza percorsa dal monito ‘Per non dimenticare’, dopo l’adunata a Cortina e il monumento a Cantore, si dedicò a ricostruire il Contrin. Alla fine risultò bello. Una costruzione semplice ed elegante. Lo si inaugurò il 15 luglio 1923: “L’Associazione Nazionale Alpini italianamente operando…”. Furono molti, negli anni, gli interventi di conservazione fino alla ristrutturazione massiccia conclusasi nel 2007. Ora è lì. Confortevole e accogliente.

    Abbracciato dai dirupi del Collac, dal Piccolo e Gran Vernel, dal Col Ombert, dalle Cime d’Ombretta. Al cospetto di sua maestà la Marmolada, una mole titanica e rosea che al primo sguardo mozza il fiato. E se ai suoi piedi, come a renderle omaggio, è sorta e vive la Casa degli alpini, lo dobbiamo unicamente a lui. Al Capitano Arturo Andreoletti. Il ricordo di quella famiglia nata nelle baracche incastonate come pietre fra le guglie della montagna lo spinse a ricongiungerla. Lo fece l’8 luglio 1919 dando vita a quel meraviglioso sodalizio che continua ad essere ancora oggi l’Associazione Nazionale Alpini. Ogni estate della sua vita Andreoletti visitò il rifugio Ombretta e il Contrin, Fuchiade e la vallata agordina. In questi luoghi ritornò sempre, mosso da quella gioia unica che riusciva ad avvertire soltanto qui: in mezzo alle sue montagne, in mezzo ai suoi alpini.

    Mariolina Cattaneo