La capacità di scegliere

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    Egregio direttore, sono figlio e parente di partigiani e patrioti, ma anche parente di aderenti alla Repubblica Sociale; non apprezzo il trionfalismo, se non a volte la strumentalità, con cui viene spesso celebrato il 25 Aprile 1945, ma sono attaccatissimo alla memoria di chi operò nella Resistenza. Due osservazioni, tutt’altro che animose, alla civilissima lettera di Rinaldo Rizzi da Melbourne, che lei ha titolato “25 Aprile” sul numero di luglio 2020. La prima: le Foibe, per troppi anni poco ricordate, se non addirittura vergognosamente taciute, sono state opera dell’esercito titino in territori occupati dall’esercito titino, non di formazioni italiane, e nulla hanno a che vedere con l’insurrezione del 25 Aprile. La seconda: la genesi della guerra civile non fu responsabilità di chi si ribellò all’occupazione tedesca, ma di chi costituì un organismo statuale, la Repubblica Sociale Italiana, contrapposto allo Stato Italiano, per prorogare il fascismo e sostanziandosi al servizio del Reich, con tutte le nefandezze che ciò comportò. Profondamente mi sconcerta, invece, la sua risposta a Rinaldo Rizzi. Anche lei si rifà antistoricamente alle Foibe e le cita esplicitamente come esempio del clima di vendetta del dopoguerra. Faccenda non da poco che, anche in relazione alle altre sue argomentazioni e alla tonalità della chiusura della sua risposta, che non commento per rispetto nei confronti di Rinaldo Rizzi, potrebbe apparire strumentale. Lei dice, poi, che la parte perdente diviene automaticamente parte “sbagliata”. Vuol dire che il Reich nazista, perdente, è stato senza ragioni collocato dalla parte sbagliata? Spero proprio di no. Lei dà rilievo, come stramerita, al contributo cattolico alla Resistenza, ma, non citando il corposissimo e fondamentale contributo di altri, repubblicani, giustizia e libertà, socialisti, liberali, monarchici e di tanti comunisti che operavano in formazioni non comuniste, lo fa apparire marginale, quasi che la parte contrapposta al Reich, e successivamente alla statualità a esso alleata, fosse in sostanza solo quella organizzata dal Partito comunista, quasi a continuazione di un conflitto tra totalitarismi, nazismo e fascismo da un lato e comunismo dall’altro, come se si trattasse di due facce della stessa medaglia. Per fortuna non fu così e la nostra democrazia lo dimostra. Senza togliere nulla al rispetto singolarmente dovuto a chi si è volontariamente sacrificato, se una parte è sbagliata, è sbagliata. Una volta che si è voluto aprire la finestra sulla complessa questione senza che l’avesse ordinato il medico, andrebbe detto senza sotterfugi che la parte della Repubblica Sociale era dalla parte sbagliata. E andrebbe ricordato che a resistere sono stati, eccome, anche i militari italiani che seppero scegliere da che parte stare a Cefalonia, in altri cento luoghi e nei durissimi campi di prigionia tedeschi, dove in seicentomila rifiutarono di tornare a casa aderendo alla Repubblica Sociale. La capacità di scegliere è tanto importane che preferirei che la Resistenza venisse ricordata l’8 settembre, quando, nello sfacelo, molti, non tutti di certo, seppero scegliere di stare e sacrificarsi dalla parte giusta.

    Italo Neri, Gruppo Garniga, Sezione di Trento

    Grazie caro Italo per questa disamina, fatta con competente rigore. Vorrei solo chiederti di capire che le risposte alle lettere, per ovvie ragioni di brevità, si prestano a possibili letture parziali. Una sola cosa vorrei puntualizzare. Quando dicevo che la parte perdente diventa parte sbagliata, non intendevo affermare che chi ha perso sarebbe stato nel giusto se non avesse perso, quanto affermare che la legge del vincitore rischia di essere sempre un po’ manichea, vedendo tutto il bene da una parte e tutto il male dall’altra.