I libri di Pansa

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    Caro direttore, letta la risposta che hai dato alla lettera del friulano Rizzi, da Melbourne, mi sia consentita una precisazione. Si dice che il giornalista/scrittore abbia compiuto la sua “conversione” politica a 180° perché deluso dalla mancata candidatura, da parte della sinistra, ad un seggio sicuro in Parlamento, seggio che forse riteneva meritare per la sua lunga militanza. Pansa ha sfruttato la sua notorietà di giornalista “di sinistra” per tirare un bel pacco ai suoi “compagni”, scrivendo cioè della Resistenza quello che volevano leggere i fascisti, che infatti gli tributarono uno straordinario successo di vendite. Tuttavia, benché per i suoi scritti traesse quasi sempre lo spunto da fatti realmente accaduti, la sua ricostruzione degli eventi veniva, di volta in volta, “condita” di particolari raccapriccianti, con la descrizione di episodi nei quali si faceva largo uso di violenza gratuita (come in certi film e sceneggiati che abbondano, purtroppo, in tv) e con l’invenzione di inesistenti carneficine. Si deve quindi concludere che i suoi libri di storico abbiano ben poco perché, in realtà, sono dei romanzi.

    Silvano Fassetta

    Non so se l’operazione di Pansa sia stata operazione eminentemente commerciale o il tentativo (per me non riuscito) di aprire un dibattito su un periodo letto qualche volta a senso unico. Non credo sia corretto definire i libri di Pansa dei romanzi, anche se è vero che il suo modo di scrivere conosce tutto il mestiere necessario che una società emotivamente sensibile, come la nostra, richiede per avere successo.