L’ospedale da campo ANA diventa di presidio

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    È stata la prima volta in Italia. L’Ospedale da campo dell’ANA, diretto dal prof. Lucio Pantaleo Losapio, è stato impegnato dal 5 al 31 dicembre scorso a Clusone (Bergamo) per far fronte alle urgenze di pronto soccorso dopo la chiusura dell’ospedale San Biagio , in attesa di rendere operativo il nuovo ospedale Antonio Locatelli di Piario.

    Nel parco dell’ex Casa dell’orfano, i cui locali sono stati utilizzati per gli alloggiamenti e i servizi dei volontari, 40 alpini del personale logistico hanno installato 7 dei 15 moduli dell’Ospedale da campo. All’entrata nella struttura sono stati allestiti gli uffici di segreteria e di accettazione, dove al paziente viene assegnato un codice di urgenza e viene accompagnato in uno degli ambulatori: chirurgico e traumatologico, rianimatorio e internistico, radiologia ed ecografia o in pediatria.

    Ad ogni ambulatorio è affiancato uno shelter specialistico: di piccola chirurgia, farmacia, il laboratorio per l’analisi dei campioni e quello di radiologia, con la possibilità di avere anche dei consulti specialistici a distanza, grazie al nuovo camper di telemedicina satellitare, il quale può rilevare la frequenza cardiaca di un paziente ospitato nelle stanze di degenza utilizzando una tecnologia senza l’uso di cablaggi (wireless) per inviare scansioni di radiografie ed effettuare teleconferenze tra il personale medico sul posto e lo specialista.

    Tutta la struttura ospedaliera è completata da due aree con i letti per l’osservazione di pazienti adulti e bambini, i servizi igienici, le stanze per il soggiorno e il riposo del personale. Il dott. Ugolino Ugolini, direttore operativo dell’Ospedale da campo ANA, spiega che la parte logistica è fornita da personale principalmente alpino, mentre l’alta specializzazione richiesta per il personale medico fa sì che questo sia costituito da associati all’Ospedale da campo e sia quindi in minima parte costituito da penne nere.

    Ogni giorno hanno lavorato in 100 tra medici e infermieri (40 per due turni giornalieri e 20 per un altro turno), un terzo dei quali è costituito dal personale dell’ospedale San Biagio di Clusone. La differenza tra il lavoro dei volontari e il personale dell’ospedale distaccato nella struttura risiede soprattutto nei turni: questi ultimi lavorano per 8 ore e poi rincasano, mentre i volontari hanno turni di 12 ore e dormono nelle strutture adiacenti all’Ospedale da campo.

    In 26 giorni sono stati effettuati circa 1.000 interventi per un bacino di utenza di circa 250mila persone. I codici rossi hanno interessato principalmente pazienti che accusavano grave aritmia cardiaca e infarto, embolia polmonare, incidenti stradali e infortuni sulle piste da sci.

    L’efficienza dell’Ospedale da campo dell’ANA è stata studiata anche da una delegazione della Nato. Il personale tecnico e scientifico, che lavora al programma Nato science for peace, era impegnato al convegno Bio Hazard , tenutosi all’ospedale San Raffaele di Milano e dedicato alla formazione di manager per la gestione di grandi emergenze sanitarie.

    Gli esperti della Nato in visita hanno avanzato la proposta di stipulare un accordo di collaborazione per la formazione del personale medico per gestire le grandi emergenze negli Stati Uniti. La proposta di collaborazione con gli Stati Uniti ha spiegato il prof. Losapio che è motivo di grande orgoglio per noi, ha seguito le parole di elogio della delegazione internazionale e soprattutto dei rappresentanti di Israele, Russia e Ucraina che hanno riconosciuto agli alpini una straordinaria opera, un’invidiabile organizzazione e avanzate tecnologie .

     

    Matteo Martin

     

    Pubblicato sul numero di gennaio 2009 de L’Alpino.