Italiani brava gente. O no?

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    Historia magistra vitae. Capita però che ci sia chi anziché imparare dalla storia se ne serva per battaglie di retroguardia. Non c’è nulla di così passato della storia: se la si richiama, e con essa la guerra, con il proposito di non farla passare mai, allora questo esercizio si trasforma in ideologia. E l’ideologia è raramente innocente.

    Questo preambolo è necessario per comprendere la lettera che segue, scritta dal reduce Giovanni Cravello, indignato per quanto gli è capitato di apprendere da un giornale di gruppo a proposito della guerra del 1942/43 nei Balcani. La storia, si diceva. In questi ultimi sessantacinque anni è stata scritta alla luce dei vincitori che, come tutti sanno, sono i buoni. Vinta o persa che sia, è tipico del dopoguerra (accadde anche nel 1919) muovere accuse a coloro che la combatterono come se fosse stata una loro scelta considerati aggressori e colpevoli di essere andati a farsi ammazzare.

    Altre nazioni, che avrebbero buoni motivi per non archiviare il passato, hanno voltato pagina e ora guardano all’Europa unita o come Patria comune o come partner con il quale collaborare per mantenere la pace. L’occasione d’oro per una rilettura in chiave speculativa del passato è offerta al nostro storico dalle pagine del notiziario di Gruppo, per esprimere giudizi offensivi sul comportamento dei soldati italiani, alpini compresi, definiti carnefici e riportando con un’ottica giustizialista episodi staccati dal contesto generale e scoprendo che la guerra è brutta e cattiva.

    Poco importa se il notiziario non è suo, se rappresenta qualcosa di diverso e non interpreta il pensiero di coloro ai quali il foglio appartiene. Ecco, dunque, scrivere che gli italiani nei Balcani furono protagonisti anche di ritorsioni pesanti contro la popolazione inerme. Episodi tragici, certamente, che ci furono ma che fanno, purtroppo, parte della guerra che non ha limiti nella sua crudeltà.

    Si può interpretare la storia anche così, soprattutto se la si è studiata poco. E cosa dire del fango gettato addosso a quanti da quella guerra non sono tornati? Continueremo a onorarli, oppure li chiameremo criminali e abbatteremo i monumenti che li ricordano e li onorano? Il fine di tutto questo?Apparire, scandalizzare, appropriarsi di tragedie per farsene il cantore d’un passato che non passa e che deve restare nei libri di storia, una storia che studia i fatti e che non conosce vendette. La guerra non ha alcuna giustificazione, come non ha giustificazione la sua rievocazione gratuita e denigratoria.