Indignate reazioni

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    Trovo semplicemente scandaloso che a tre anni dal sisma in Centro Italia che causò quasi 300 vittime interessando quattro Regioni e circa 140 Comuni, ci sarà chi trascorrerà anche questo inverno in case di emergenza. Come ha bene evidenziato un articolo apparso su L’Alpino di dicembre, diversi paesi furono quasi completamente distrutti, come Arquata del Tronto nelle Marche con dieci frazioni su tredici rase al suolo. La ricostruzione stenta a decollare dunque e le persone hanno passato il terzo Natale costrette a sopravvivere in ambienti essenziali dalle dimensioni minime: 40, 60 e 80 metri quadri, ma solo quando il nucleo familiare è più numeroso. Ci si preoccupa – giustamente, per carità! – di chi arriva in Italia dopo viaggi della disperazione (sui quali però credo che molto vi sarebbe da dire su taluni traghettatori…), di banche che falliscono nonostante dovrebbero essere controllate costantemente, di reddito di cittadinanza et similia ma poi ci si dimentica dei “nostri” poveri terremotati, a tutela dei quali nessuna acciuga, rombo o sardina scende in piazza. Da alpino, orgoglioso di tutti i volontari accorsi al fianco dei terremotati insieme alle penne nere, ai vigili del fuoco e alle varie forze di polizia, dico solamente una cosa: che vergogna!

    Roberto Martinelli Gruppo Genova Centro, Sezione di Genova

    Caro Roberto, proprio nel Cdn del mese scorso si è parlato di questo tema e ho avuto modo di sentire le stesse indignate reazioni che tu esponi in questo scritto. Credo siano due le ragioni che stanno causando tanto disagio. La prima è legata alla burocrazia, che sta rallentando tanti interventi, compresi quelli previsti dagli alpini. La seconda è riconducibile alla politica, che tende ad occuparsi di ciò che mediaticamente “tira” al momento, garantendo visibilità e consenso. Forse dovrebbero proprio essere i media a farsi interpreti di una indignazione collettiva, obbligando chi di dovere a prendersi le proprie responsabilità. Noi ci proviamo coi mezzi che abbiamo e ci torneremo sopra ancora, fino a diventare tediosi. Ma la speranza è che siano gli alpini a dare voce a chi non ha voce, in questo caso le persone maggiormente mortificate, che vivono sulla loro pelle la precarietà del dopo terremoto.