In punta di Vibram, un libro su come eravamo AUC

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    Leggi la presentazione del libro Crediamo che non ci sia nessun ex allievo ufficiale di complemento che non ricordi i mesi del corso con un misto di autocommiserazione ( ma come ho fatto a sopportare ) e di orgoglio, conditi con un sorriso: perché, nonostante tutto, quelli erano davvero bei tempi in cui ciascuno ha dato il meglio di se stesso. La memoria, si sa, è galeotta: ci sbiadisce le cose amare e ripropone i momenti felici così prepotentemente da volerli talvolta rivivere. Ecco allora che si cercano i compagni, si ricostruiscono momenti di vita assieme. Ti ricordi ? , e quella volta che . E poi gli anfibi, che procuravano piaghe dolorosissime prima di diventare umani

    Il tempo sembra essere tornato indietro come per magia, si rivede la caserma, il perfido ufficiale di picchetto, il cubo della branda Racconti e immagini tornano vivi. Ed è proprio rivivendo quelle estati e quegli inverni che un gruppo di ex AUC della Scuola militare alpina di Aosta dal 28º al 180º corso, con contributi di ex ACS, hanno scritto ciascuno un pezzetto della loro esperienza, hanno ricostruito storie, recuperato le foto nei cassetti, rievocato personaggi illuminando i racconti con una luce tutta speciale, quella dell’alpinità. L’alpinità scrive Filippo Rissotto, coordinatore del libro per me è stato farcela perché si era insieme: nella tormenta, di notte, sul ghiaccio, ma anche nel raggiungimento dei gradi a fine corso. È stato l’unico caso della mia vita, dopo quello rappresentato dai miei genitori, in cui dei superiori mi abbiano guidato con l’esempio. È stato dare e ricevere con generosità capirsi senza parole .

    Ecco dunque In punta di Vibram racconti e immagini, e come occhiello del titolo: Alla Scuola Militare Alpina di Aosta, un bellissimo libro scritto a più mani, con il contributo di tanti.
    Si legge come un gradevolissimo romanzo, fatto di tanti piccoli episodi e momenti.
    Il libro si apre con una presentazione di Beppe Parazzini, già presidente nazionale ma qui ex AUC del 57º corso, poi una breve storia della Smalp (che continueremo a chiamare così nonostante lo SME le abbia cambiato nome), uno splendido ricordo aostano di Mario Rigoni Stern, il più struggente, il più amaro. Da antologia scolastica, perché i giovani imparino e ricordino.

    E quindi racconti e aneddoti di ciascuno, miracolosamente scritti con la freschezza della gioventù. E, a chiudere un glossario scritto con grande ironia, ad uso di quanti non sono stati alla SMALP o a un’altra scuola ufficiali, anche questo spassosissimo. Infine un saggio delle motivazioni delle punizioni, spesso assurde, incredibili, senza senso, ma che cadevano dall’alto e quindi erano reali. Molti vi si ritroveranno, ufficiali, sottufficiali, graduati e alpini. Perché è stato il vocabolario che scandiva le ore e i giorni d’un periodo della vita che non abbiamo mai dimenticato.

    Il volume può essere richiesto a: Edizioni Arterigere Esse Zeta, viale Aguggiari 178 21100 Varese tel. 0332.239678. Il costo è di euro 16,50, spese comprese.

    L’intero ricavato sarà devoluto in beneficenza alla Fondazione Don Gnocchi.


    Un racconto tratto dal libro ‘In punta di Vibram’

    C’era una volta l’assalto al plotone

    di Giorgio Bartoli Petroni

    Arrivò anche il momento dell’assalto di plotone di fine corso, nel mitico vallone di Orgère sopra La Thuile, di fronte al comandante del battaglione AUC ed al generale comandante della Smalp.
    Dopo una marcia iniziata all’alba, che ci portò da quota 1450 a 2600, quasi sempre in mezzo alla neve, arrivammo finalmente al vallone. Lì, dopo l’adunata ed il briefing col mio plotone, andai a schierarmi nella posizione di partenza per l’attacco.

    Come accadde per quasi tutto il corso, anche durante la marcia e l’assalto ricevetti il gradito omaggio della Maria Grazia’ o MG 42/59, del peso di quasi dodici chili, che andavano ad aggiungersi al resto dell’equipaggiamento. Dopo una lunga attesa, trascorsa distesi nella neve che, nonostante fossimo alla fine di maggio, arrivava alle ginocchia, giunse l’ordine d’attacco; quasi lo benedicemmo, perché eravamo al limite del congelamento.

    Terminato l’assalto raggiunsi il punto di adunata della compagnia; lì il capitano, considerando che il secondo plotone era incompleto, mi chiese se volessi offrirmi volontario per completare i ranghi; aggiunse che per quell’occasione mi avrebbe concesso di essere servente d’arma, cioè il portamunizioni dell’MG. Erano richieste che non si potevano rifiutare e così, nonostante fossi provato dall’attacco precedente, risposi: Agli ordini, signor capitano .

    Andai a prendere posizione, insieme al secondo plotone; dopo la fase di avvicinamento ci attestammo, in attesa che la vipera bofors esplodesse per aprire un varco nel campo minato. Subito dopo l’esplosione mi lanciai alla massima velocità possibile col mio portatore d’arma, attraversando il corridoio aperto. Ma, a metà del trafilamento, il mio capo arma schiantò al suolo, sopraffatto dalla fatica e dal freddo.

    Cercai di spronarlo, ma fu inutile: non ce la faceva proprio più. A quei punto raccolsi l’arma e, sparando all’impazzata, completai l’assalto e andai a prendere posizione. Alla fine, stremato, i piedi quasi congelati, m’incamminai insieme agli altri verso il punto di raccolta. Lì trovammo il capitano il quale, una volta raggiuntomi, con una pacca sulle spalle mi disse: Bravo, Bartoli, è così che muoiono gli eroi… .