In pellegrinaggio dai nostri Caduti in terra ungherese

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    Nell’ambito delle celebrazioni del 90º anniversario della fine della prima guerra mondiale, la Sezione di Verona ha compiuto un pellegrinaggio in Ungheria, al quale hanno partecipato alpini di nove sezioni: oltre a quella di Verona, delle sezioni Svizzera, Bergamo, Monza, Cremona, Acqui Terme, Ascoli Piceno, Venezia, Modena e Bolzano. Il tutto è stato realizzato grazie alla collaborazione dell’addetto militare alla Difesa in Ungheria, col. Michele Fasciano, artigliere da montagna, che ha organizzato varie iniziative patriottiche in accordo con le autorità politiche e militari ungheresi e le rappresentanze diplomatiche presenti a Budapest.

    Molto cordiale è stata l’accoglienza della folta delegazione degli alpini: le porte dell’Accademia militare ungherese si sono aperte permettendo ai 205 partecipanti di alloggiarvi e di consumare il rancio durante il soggiorno. Alla presenza degli allievi ufficiali, del generale comandante la scuola, la fanfara sezionale e il coro ANA Coste Bianche della sezione di Verona si sono esibiti in un applauditissimo concerto, ricambiato con un carosello della fanfara dei cadetti nel cortile dell’Accademia. Toccante la cerimonia in piazza degli Eroi, alla tomba del Milite Ignoto ungherese, con l’esecuzione dei rispettivi inni nazionali, della Canzone del Piave e del Silenzio .

    Prestava servizio d’onore una compagnia in armi. Al termine è stata deposta una corona di fiori con i nastri tricolori. La sera, presso il Centro italiano di Cultura, c’è stato il concerto della fanfara e del coro sezionali, alla presenza di 700 persone tra cui l’ambasciatore italiano Giovanni Battista Campagnola (alla sua prima uscita ufficiale, dopo la recente nomina a Budapest), 12 ambasciatori e 27 addetti militari accreditati in Ungheria.

    Il giorno dopo, la suggestiva cerimonia al cimitero militare italiano di Budapest dove riposano 1.800 Caduti della Grande Guerra. Fra quelle lapidi, tutte uguali in sterminate file, sono echeggiate le note dell’inno nazionale italiano e ungherese, seguite da quelle del Piave e infine del Silenzio. Al monumento eretto in onore dei Caduti italiani, ai cui lati prestavano servizio d’onore carabinieri in grande uniforme e soldati del picchetto ungherese, sono state deposte corone dalle autorità civili e militari ungheresi, dell’ambasciatore Campagnola e della delegazione ANA.

    C’è stato anche un fuori programma: l’alpino Giacomo Carminati, della sezione di Bergamo, percorrendo i vialetti che separano le file di lapidi, ha trovato la tomba del nonno bersagliere, Giulio Brambilla, morto nel campo di prigionia nel 1919.

    La parte ufficiale del pellegrinaggio prevedeva anche una cena di gala presso il centro italiano di cultura, vecchia sede del parlamento ungherese, con la partecipazione delle autorità civili e militari, del nostro ambasciatore e degli addetti militari accreditati a Budapest. Toccanti le parole del console generale d’Italia, dell’addetto militare e del presidente della sezione ANA di Verona Ilario Peraro.

    In tutti gli interventi è stato rilevato l’alto significato morale del pellegrinaggio, che ha voluto essere nel 90º della fine di quella Grande Guerra che sconvolse l’Europa all’inizio del Novecento una testimonianza della volontà di pace tra tutti i popoli, ma anche di ricordare come monito coloro che da opposti fronti onorarono la loro divisa nel compimento del proprio dovere.

     

    Mino Basaglia

     

    Pubblicato sul numero di gennaio 2009 de L’Alpino.