Il vecio Iroso

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    Iroso, venti anni dopo. Quando ho letto che Iroso festeggiava i suoi primi quarant’anni non ho potuto esimermi di andarlo a trovare per la sua festa, organizzata in quel di Cappella Maggiore il 13 gennaio 2019. Sono passati vent’anni da quando ci siamo conosciuti. Vent’anni da quando quel mulo, forte e robusto, ha portato il materiale che serviva per ripulire per bene la Colonna Mozza che un vigliacco aveva pensato bene di imbrattare in occasione del 4 Novembre del 1998, a 80 anni dalla fine della Grande Guerra. Ho un ricordo molto vivo di quella giornata, del primo contatto con i quadrupedi, come si ostinava a chiamarli il “maresciallo” Giovanni Salvador, dell’affiatamento che andava formandosi con gli “sconci” di Cappella Maggiore, della soddisfazione per un lavoro ben fatto e, soprattutto, fatto all’alpina e con gli alpini ed i loro fedeli amici muli. E soprattutto la fotografia “un mulo, un somaro ed una colonna” che è uno dei miei ricordi più preziosi. Ed eccoci qui, vent’anni dopo, da Toni Tobero, al secolo Antonio De Luca, l’alpino che nel 1994 andò ad acquistare all’asta questi animali che venivano dismessi dall’Esercito e quasi sicuramente destinati al macello. Tanta gente, tanti alpini, il governatore del Veneto Luca Zaia, il Presidente di Vittorio Veneto assieme ad altri suoi colleghi, il Consigliere nazionale Renato Genovese, la Rai ed alcune televisioni locali tanto che tra me e me pensavo: “Cosa ci fanno tanti somari a fare festa ad un mulo?”. Il reparto salmerie di Vittorio Veneto si è rinnovato, ci sono dei nuovi giovanotti che hanno ereditato la passione per i quadrupedi. Che sono giovani e vigorosi, ma sono “amici dei muli”, non hanno fatto la naja! E lo si vede dal loro comportamento riottoso alla presenza di tante persone, ovviamente sono poco abituati alle folle. Cerimonia breve, discorsi di circostanza, una benedizione e poi tutti a farsi una fotografia con Iroso. Povero Iroso! Ormai cieco, con le giunture che fanno male, vorrebbe solo stare tranquillo con la sua “badante”, un’asinella che lo guida paziente nei suoi pochi passi quotidiani e gli tiene compagnia. Probabilmente, anzi sicuramente, non capisce il perché di tutto questo trambusto. Vorrebbe solo mangiare un po’ di pane morbido che Zanauto gli fa pazientemente succhiare, visto che oramai non ha più denti… Me ne sto un po’ in disparte, lascio che la folla si appropinqui al buffet e ritrovo Zanauto, Graziano, Elio i “miei” sconci con cui riviviamo i meravigliosi momenti passati sull’Ortigara, sullo Zebio, sul Monte Grappa e sul Monte Nero, a Forcella Magna, in quelle pazze someggiate che tanto ci hanno fatto sentire vivi. Carezzo piano Iroso, per risentire nelle mani ancora una volta quella “puzza di mulo” che mi ricorda uno dei periodi più belli della mia vita. Buon Compleanno Iroso. Ci vediamo l’anno prossimo…

    Roberto Genero, Consigliere nazionale

    Due mesi fa circa ero in Rai, in attesa di entrare in trasmissione, quando mi arrivò dagli studi l’eco di canti alpini. Con stupore scoprii che si stava parlando di Iroso e come lo si era salvato nel 1994 da un impietoso destino. Quando si parla di muli e di alpini, il rischio è che si finisca nelle pieghe del ricordo e della nostalgia. In realtà credo che questa passione degli alpini per i loro muli e per la montagna che li ha visti protagonisti insieme, appartenga a quella ecologia dell’animo dove tutto, persone, animali e ambiente sono ancora degni di rispetto e di cura, dentro uno scenario planetario che sta registrando invece la profanazione del creato nella più assoluta indifferenza.