Il nostro cappello a sproposito

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    Entrato in libreria per cercare qualche libro da regalare, trovo su uno scaffale in bella mostra un libro, Cafonal, pubblicato da Roberto D’Agostino assieme a Umberto Pizzi. Un libro pieno di foto fatte a persone più o meno famose mentre mangiano, partecipano a feste mondane. Quello che mi ha dato fastidio è trovare in copertina una donna nuda, mano nella mano con un nano, anche lui nudo, con il cappello alpino in testa. Non capisco per quale motivo il nostro simbolo venga sempre e costantemente utilizzato al di fuori del suo ruolo istituzionale.

    Vittorio Ravazzini Castellarano (RE)

    Che il nostro cappello sia come il prezzemolo, ormai ci siamo abituati. Lo esibiscono in manifestazioni politiche dove di alpino non c’è nulla o l’esatto contrario, in trasmissioni televisive come elemento coreografico, in vignette umoristiche, ora è in copertina, se ho ben capito, in chiave erotica. Sarà la magia di un simbolo che non conosce limiti, ma mi sembra che si esageri. Condivido il tuo fastidio e la necessità di esprimere il nostro sdegno, perché non è giusto banalizzare, o peggio svilire un segno per noi sacro. Si può contrastare questo andazzo?Possiamo provarci. Se qualcuno ha un’idea in merito ci scriva. Potremmo fare una sorta di concorso per la proposta più originale. Il premio lo decideremo.

    Pubblicato sul numero di febbraio 2009 de L’Alpino.