Il lamento della società

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    Caro direttore, ti scrivo con l’animo pieno di disgusto per quanto vedo alla televisione in merito alla pandemia da Coronavirus. Sentiamo molte persone che hanno la faccia tosta di presentarsi in televisione per dire che hanno perso tanti milioni in incassi, i turisti non vengono, come se fosse colpa dei cittadini onesti che rispettano le regole. I cinema, teatri, discoteche, stadi e ammassamenti valgono meno della salute dei popoli! Purtroppo sembra che ci sia solo il “dio denaro”. L’onestà, la solidarietà, il vivere civile sono cose astratte. Noi alpini abbiamo perso compagni, amici, familiari, il piacere di ritrovarsi per fare quattro chiacchiere e bere un bicchiere di vino. Abbiamo dovuto rimandare la festa più grande, più bella, l’Adunata, dove migliaia di alpini con i loro vessilli sfilano per le vie delle città, tra la gente. Quando le persone gridano “Viva gli alpini” lo dicono con il cuore, perché capiscono che lì ci sono i veri valori umani. Qui c’è la parte sana del paese: solidarietà, senso civile e aiuto in ogni circostanza. Questo è quello che la televisione e la stampa dovrebbero dire.

    Argentino Cesaretto, Gruppo di Venaria Reale, Sezione di Torino

    Caro amico, pur apprezzando la tua sensibilità, io non mi scandalizzo del lamento che viene dalla società a causa della chiusura delle attività. E questo perché, a meno che uno non goda di pensione o di altre forme di reddito, finisce per creare situazioni di povertà insopportabili. Tieni presente che dietro i mancati guadagni c’è tantissima sofferenza di persone, famiglie, bambini… Scoprire il dramma che c’è dietro è possibile soltanto con l’ascolto e andando a vedere oltre le parole.