Il cappellano di Faedis

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    Leggendo la cartolina pubblicata sulla copertina de L’Alpino di dicembre ho notato il nome di Giuseppe Scubla, cappellano militare del battaglione alpini Intra. Dopo un momento di riflessione mi sono ricordato di aver già letto di lui anni addietro, mentre scrivevo sulla storia di Peonis, un piccolo paese del Comune di Trasaghis in provincia di Udine, mio luogo d’origine. Don Giuseppe nacque a Faedis (Udine) il 27 novembre 1897.

    Aveva 9 sorelle e 4 fratelli e la sua era una famiglia di alpini: Cornelio, classe 1887, combatté nel primo conflitto mondiale; Emanuele, classe 1913, era caporal maggiore nella mitica “Squadra Esploradôrs” sul Don, formata quasi interamente da friulani della Julia: fu ferito, decorato e fece ritorno a baita. Durante il periodo della Grande Guerra anche Giuseppe fu chiamato alle armi e il 28 settembre 1916 venne assegnato al 57º reggimento fanteria; promosso caporale passò al 79º Fanteria, quindi da sergente al 208º Fanteria e il 17 maggio 1920 venne congedato.

    Smessa la divisa la sua vocazione si rafforzò, venne ordinato sacerdote e dall’8 luglio 1923 iniziò la sua attività pastorale a Masarolis, poi a Cannussio di Varmo fino al 1933, per poi spostarsi a Peonis di Trasaghis. Qui, dopo pochi mesi di permanenza, diede impulso alla fondazione del locale gruppo alpini, nel dicembre 1933. Il suo contributo più significativo fu certamente nella costruzione del monumento ai Caduti. Fin dal 1922, infatti, a Peonis furono organizzate raccolte di fondi destinati alla realizzazione di un monumento che ricordasse i Caduti nella Grande Guerra. Ma solo nel 1933 con l’arrivo del nuovo vicario don Scubla venne costituito un comitato pro monumento Caduti in guerra e il sacerdote ne fu nominato segretario.  A partire dal dicembre 1933 ci furono numerose assemblee pubbliche sull’argomento e venne deciso di erigere il monumento sulla piazzetta della chiesa, dove nell’aprile 1934 venne inaugurato sotto una pioggia torrenziale, come riportano le cronache.

    Don Scubla era molto legato alla sua terra e aveva un gran bel rapporto con i giovani del paese, con i quali era solito organizzare delle escursioni in montagna, puntualmente documentate con una piccola macchina fotografica – una rarità – che teneva a tracolla. Quando l’ordinariato militare lo destinò, nel settembre 1935, come cappellano militare del battaglione Intra in Africa Orientale, donò la sua macchina fotografica al giovane Romano Rizzotti, classe 1919, che qualche tempo dopo combatté con la 69ª compagnia del battaglione Gemona sul fronte grecoalbanese.

    Nel periodo in cui rimase in Africa (1935-1939) don Scubla non mancò di testimoniare la sua presenza inviando diverse fotografie ai giovani di Peonis. Il 30 dicembre 1936 sul piroscafo Liguria, in uno dei suoi viaggi di rientro in Somalia, un curioso destino lo fece incontrare proprio con uno di loro, uno di quei giovani con i quali tante esperienze aveva condiviso. Si chiamava Ennio Rizzotti, classe 1914 e qualche anno dopo, il 20 dicembre 1942, sarebbe caduto in combattimento sul fronte russo con il 4º reggimento Genio. Negli anni di guerra era così, si lasciava il paese natio e non si sapeva se lo si avrebbe rivisto. Don Scubla, che la guerra l’aveva fatta, questo lo sapeva e non mancava di portare conforto alle famiglie nei momenti più bui.

    Dopo l’esperienza africana don Scubla condivise le sorti della guerra con gli alpini in Montenegro guadagnandosi una Croce al V.M. ma, sorpreso dall’armistizio, fu tra i prigionieri condotti in Germania. Rientrato in Italia dopo il conflitto venne nominato cappellano militare della Guardia di Finanza a San Polo a Venezia. Fu trasferito in seguito, con le stesse mansioni, all’ospedale militare di Padova e alla fine del 1965 si congedò con il grado di colonnello.

    Rientrò al suo paese, Canal di Grivò nel Comune di Faedis dove, a partire da quell’anno e fino al 1984 svolse la sua opera di ministero pastorale prima come vicario e poi come parroco. Don Scubla morì all’ospedale civile di Udine il 14 maggio 1984, all’età di 86 anni. Il funerale venne celebrato a Canal di Grivò, riposa nel cimitero interparrocchiale di Faedis.

    Ivo Del Negro

     

    Motivazione Croce di Guerra al Valor Militare

    Cappellano militare di battaglione alpini, durante quattro giorni di aspri combattimenti, accorreva sempre, calmo e sereno, ove più accanita infieriva la lotta e più urgente si richiedeva l’opera sua. Durante un ripiegamento, contrastato dal nemico, portava alla meta tutti i feriti affidatigli, raccogliendo ancora quelli che lungo il suo itinerario venivano colpiti. Cainice (Montenegro), 8-11 aprile 1943.