Il cambio di Direzione del nostro mensile.

    0
    109

    Non è facile ringraziare il generale Cesare Di Dato che ha lasciato, dopo undici anni, la direzione de L’Alpino, perché temo che le mie parole non bastino per far comprendere l’impegno che ha portato a termine con tanta passione e intelligenza.

    Sotto la sua direzione il nostro mensile è cambiato, si è evoluto nella forma e soprattutto nei contenuti pur restando sempre fedele alla linea associativa, ha riscosso il convinto consenso dei nostri iscritti, è stato testimone e voce dei nostri valori.

    Conosco Cesare Di Dato da sempre e se mi lasciassi trasportare dai sentimenti potrei urtare, in senso buono, la sua signorilità e la sua modestia. Pertanto, anche a nome di tutti, gli esprimo da alpino ad alpino gratitudine e riconoscenza. Grazie, Cesare!

    L’incarico di proseguire, nella tradizione di sempre, nelle mansioni di direttore del mensile associativo è stato affidato a Vittorio Brunello. Nativo dell’Altipiano, terra di alpini per antonomasia, ha conservato intatte le caratteristiche fondamentali della gente di montagna: saggezza, prudenza, determinazione, coscienza e laboriosità. Può vantare un curriculum di prim’ordine, tale da consentirgli una visione completa della realtà e degli obiettivi dell’Associazione.

    Con Vittorio ho lavorato ricevendo in cambio conforto, insegnamenti e consigli; ho apprezzato la sua pacatezza e goduto della reciprocità d’una amicizia sincera, fraterna. Sono quindi certo che il nuovo direttore non si smentirà. Di fronte ad un impegno severo saprà essere all’altezza dei compiti poiché nel suo Dna il senso di appartenenza all’Associazione Nazionale Alpini è forte. Buon Lavoro, Vittorio!

    Corrado Perona


    Zaino in spalla

    È innegabile che tutti i mesi poco meno di quattrocentomila soci dell’ANA, in Italia ed ancor più all’estero, attendono con una certa impazienza l’arrivo di un giornale un po’ particolare: L’Alpino. I più giovani lo sfogliano con largo anticipo sul portale, ma tutti vogliono sentirlo in mano, curiosare tra le foto alla ricerca di un comandante, di un vecchio commilitone o di una caserma.

    Il rito si ripete da oltre ottant’anni, tanti ne ha il nostro mensile, e possiamo dire senza peccare di presunzione che attraverso le pagine della rivista alpina sono passate vicende di uomini ed avvenimenti che hanno segnato profondamente la storia del nostro Paese. I suoi direttori e collaboratori sono stati spesso personaggi importanti del mondo della politica, della cultura, del giornalismo.

    Tra questi il generale Cesare Di Dato che, dopo undici anni di esemplare regia, con questo numero, passa il testimone. Merita un grande applauso, oltre a tutta la nostra riconoscenza, perché sotto la sua direzione, di autentica caratura alpina, generosa, sensibile e gratuita, si è concretizzato un profondo rinnovamento editoriale. Non è quindi senza una responsabile consapevolezza del peso dello zaino che mi è stato affidato dal Presidente nazionale Perona e dal CDN a tutti un sincero ringraziamento che mi rivolgo al lettore per un saluto e per chiedere la sua comprensione.

    Ho delle idee, ma credo che a tutti interessino i fatti. Mi sia concesso pertanto di non esporre programmi, tracciare strategie, fare promesse. Assicuro l’impegno di far arrivare ogni mese nelle case degli abbonati la nostra rivista, sulla linea tracciata dal mio predecessore, privilegiando le iniziative della Sede Nazionale, delle Sezioni e dei Gruppi, senza trascurare la nostra storia, la vita della montagna e gli avvenimenti di attualità.

    I grandi temi come la trasformazione delle Forze Armate, la vita delle brigate alpine, la loro consistenza, addestramento, equipaggiamento e soprattutto l’impiego in missioni all’estero, saranno oggetto di particolare attenzione. Si seguirà, come sempre è stato fatto, con interesse, indipendenza e fermezza di giudizio l’attività del legislatore, di chi ci governa e di chiunque ricopra incarichi che in qualche modo possano toccare la nostra tradizione civile e militare.

    I tempi difficili che stiamo vivendo vedono i nostri soldati sempre più spesso impegnati in teatri di guerra ad alto rischio, con prospettive di soluzioni e tempi in definiti. Il conflitto in atto è immateriale, difficile da circoscrivere geograficamente e da comprendere. Tuttavia è sempre più diffusa la convinzione che sia necessario agire con decisione e intelligenza per neutralizzare un virus, nato dalla cultura dell’odio, che si diffonde con spietata determinazione, mandando in soffitta i manuali di arte militare e vanificando le sofisticate tecnologie belliche.

    Siamo preoccupati per i nostri ragazzi, ma sappiamo che sono addestrati, preparati e ben comandati. In bocca al lupo! La linea del nostro giornale trova un riferimento sicuro e costante nell’alpinità, intesa come una grande forza morale consolidatasi con la condivisione di esperienze solidali e gratuite, nel nome e nel ricordo di chi ha dato tutto per la dignità dell’Italia. Per questo ci sentiamo coinvolti in tante iniziative umanitarie, culturali, di aggregazione e riteniamo fuorviante considerarci alla stregua di un’agenzia di promozione turistica o un fenomeno folcloristico.

    La nostra è una famiglia dalla fervida creatività, ma è, e resta, un’associazione d’arma. A conclusione mi sia consentito di rivolgere un saluto fraterno al Presidente e ai membri del Comitato di Direzione e una battuta scherzosa alla magnifica squadra addetta alla cucina del giornale (il caporedattore Giangaspare, Giuliana, Valeria e Matteo): rassicuro tutti che entrerò nell’ufficio del direttore convinto che il capo ha sempre torto, soprattutto quando ha ragione. Se mai capiterà.

    Vittorio Brunello