Il bosco della memoria

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    20190901 - HUM - CISON DI VALMARINO - COMMEMORAZIONE ALPINI BOSCO PENNE MOZZE. Alpini. Stefano Covre/Nuove Tecniche

    In migliaia come sempre le penne nere confluite nella Valle di San Daniele per il 48º raduno al Bosco delle Penne Mozze, accolte dal presidente uscente dell’Associazione nazionale Penne Mozze Claudio Trampetti, alla sua ultima apparizione pubblica prima di cedere il timone a Varinnio Milan, della Sezione di Treviso. È stato il “cambio della guardia” ufficiale nell’Associazione Bosco delle Penne Mozze e la notizia, che già era nell’aria da tempo comunicata alle quattro sezioni che vegliano il Bosco, è diventata nota a tutti.

    Trampetti resterà comunque presidente del Comitato per il Bosco delle Penne Mozze. Ancora una volta presenze molto importanti al raduno che a partire dal 2021, ogni cinque anni, sarà elevato ad evento solenne: tra loro la signora Imelda, vedova della Medaglia d’Oro Enrico Reginato e l’ex vice Presidente nazionale Giorgio Sonzogni che ha tenuto l’orazione ufficiale prima della Messa celebrata dal vicario della diocesi di Vittorio Veneto mons. Martino Zagonel.

    Probabilmente c’è stato il record di presenze nella Valle di San Daniele, nonostante vari eventi concomitanti: gli alpini erano oltre un migliaio, circondati dalla suggestione del verde del bosco e l’azzurro del cielo. Con loro decine di sindaci provenienti da tutta la provincia e la delegazione degli alpini di Genova che ha scoperto la propria foglia sull’albero della Memoria, completato ogni anno con nomi di nuove sezioni, come richiede l’importanza del Memoriale di Cison di Valmarino.

    Mons. Martino Zagonel nel corso della celebrazione liturgica ha voluto ricordare la presenza e l’importanza della figura di molte donne degli alpini e ha accostato il memoriale degli alpini “andati avanti” con la funzione religiosa nella quale si celebra il memoriale della Pasqua: «La capacità di dare vita senza perderla in modo definitivo» ha detto, senza addentrarsi in discorsi di circostanza. Giorgio Sonzogni ha salutato e ringraziato le autorità per il loro impegno quotidiano sul territorio «I sindaci sono la spina dorsale dell’Italia, come le Forze Armate a tutela delle istituzioni democratiche ». E ha lanciato un appello: «Questo luogo sacro è patrimonio mondiale per gli alpini come la meravigliosa terra e le colline circostanti.

    Qui trova dimora il cittadino italiano caduto adempiendo al proprio dovere, quello che ormai da 15 anni sciagurate decisioni hanno sospeso per i nostri giovani, che non vengono più chiamati a tener fede al sacro dovere descritto nell’articolo 52 della Costituzione. Stiamo ingannando da anni i nostri giovani – ha continuato Sonzogni – perché bisogna fare capire loro che come l’obbligo della scuola, della patente, del brevetto di pilota, e di molto altri obblighi, è anche obbligo chiamarli ad una naja sia civile o militare, per far capire loro come oltre ai diritti ci siano anche i doveri, anzi questi vengono prima.

    Quindi noi non stanchiamoci di essere alpini e cocciuti come i muli che abbiano governato e di portare con semplicità il nostro cappello sulla testa, che non significa stupidità, ma abnegazione, solidarietà e soprattutto cuore, che è la bussola che ci guida».

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