Atto di fede

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    La festa della Madonna del Don è da sempre un forte momento dove la liturgia del ricordo trova la giusta cornice religiosa, dove le nostre riflessioni sugli eventi della storia si confrontano con la Parola di Gesù. La parabola dei dieci lebbrosi, dal Vangelo di Luca di domenica 13 ottobre, è stata, com’era ovvio, l’argomento principale dell’omelia tenuta da frate Elvio, superiore dei P.P. Cappuccini di Mestre, durante la Messa per la Madonna del Don.

    L’apostolo Luca narra che solo uno dei lebbrosi tornò indietro per rendere grazie al Signore per la guarigione ottenuta, per sua volontà; gli altri se ne guardarono bene. «Degli alpini andati in Russia solo pochi sono tornati, non per la loro volontà, però oggi sono idealmente tutti qua con gli alpini di Vicenza e di Domodossola per ringraziare la Madonna del Don per tutti i suoi doni di grazia e di consolazione». Con queste parole il Presidente della Sezione di Vicenza “Monte Pasubio” Luciano Cherobin ha caratterizzato l’intervento dei Presidenti alla fine della Messa, espressioni condivise da Giovanni Grossi per gli alpini di Domodossola.

    I due presidenti hanno donato l’olio e acceso le lampade dell’Altare della Madonna e il colonnello vice comandante della Julia Andrea Piovera, ha letto l’atto di dedicazione degli alpini alla Madonna del Don. È una dimostrazione che rinnova l’affetto degli alpini di ieri e di oggi ed è un atto di fede che abbiamo confermato anche al Santo Padre nell’udienza del 25 settembre, donandogli una copia della sacra immagine.

    La manifestazione come ogni anno ha avuto il degno coronamento di quasi tutti i vessilli del Triveneto e di molte altre Sezioni più lontane, il picchetto armato dei lagunari è stato impeccabile e applauditissimo, come la Fanfara Storica di Vicenza che ha accompagnato il corteo per le vie di Mestre. Dagli alpini veneziani tutti, un ringraziamento a quanti sono stati presenti alle cerimonie sia di Mestre che di Montecchio, dove il giorno precedente gli alpini dei Gruppi delle Sezioni di Vicenza, Valdagno, Mestre, Luino, Domodossola, Trento con i loro vessilli e gagliardetti sono andati a rendere omaggio alla tomba di Padre Crosara.

    Franco Munarini