I ventotto rintocchi

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    La campanella della chiesetta che custodisce le spoglie del generale Emilio Battisti, ultimo comandante della divisione alpina Cuneense, scandisce nel silenzio ventotto rintocchi. C’è molta gente nella zona dell’esedra. Molte le autorità civili e militari. Ci sono i reduci. Gli chasseurs alpins portano un omaggio floreale. Le note del Silenzio rendono onore al Generale e ai 13.470 alpini della Divisione martire che non videro più baita: ragazzi e uomini del basso Piemonte, della Liguria, della Garfagnana rimasti nei campi di girasole, nei cimiteri di guerra pochi, nelle fosse comuni dei lager russi, molti.

    Ventotto rintocchi. Era il 28 gennaio 1943 quando la marcia dei resti della Julia e della Cuneense che a Nowo Postojalowka aveva perso il 75% degli alpini e la metà degli artiglieri, si concluse nove giorni dopo con l’ecatombe di Waluiki dove i generali Battisti, Ricagno e Pascolini furono presi prigionieri dopo aver trattato la resa per evitare un’inutile strage. A Waluiki cadde il col. Luigi Manfredi, gli fu concessa la Movm, comandante del 1º Alpini anch’esso decorato con la massima onorificenza, la cui motivazione è incisa in una lapide sul piazzale della vecchia stazione ferroviaria di Imperia Porto Maurizio.

    Dopo questi fatti molti prigionieri persero la vita sulle strade del davai e nei campi di prigionia. Nel dopoguerra la divisione Cuneense non fu più ricostituita. L’idea di un sito che ne ricordasse la memoria venne all’allora Capogruppo di Sanremo Giuseppe Colombo che unitamente ai dirigenti delle Sezioni di Genova e Savona (la Sezione di Imperia non era ancora stata ricostituita) si fece promotore dell’erezione di un cippo al Colle di Nava, passo di congiunzione tra la provincia di Imperia e quella di Cuneo.

    Il 17 settembre 1950 l’inaugurazione e la benedizione durante il raduno intersezionale; il 29 giugno dell’anno seguente era presente il generale Battisti rientrato dalla prigionia che aveva scontato in parte a Lubianka. Volle che quel luogo fosse dedicato agli alpini della Cuneense, per la maggior parte liguri e piemontesi, in considerazione della posizione, punto d’incontro ideale tra le due regioni. Battisti non mancò mai ai raduni fino alla morte, avvenuta a Bologna il 23 settembre 1971; per sua volontà testamentaria, le sue spoglie riposano nella cappelletta al Colle.

    Il 70º raduno ha avuto una vigilia insolita per le riunioni dei presidenti sezionali e dei responsabili del Centro Studi del 1º Raggruppamento, svolte nel complesso dell’ex Colonia “Ferrante Aporti” affacciata sulla boscosa vallata che degrada verso Imperia, che ha ospitato negli anni Cinquanta e Sessanta le vacanze in montagna di generazioni di bambini imperiesi. Seguito e apprezzato l’intervento del sindaco di Ormea, Giorgio Ferraris, autore del libro “In prima linea a Nowo Postojalowka”, diario del serg. magg. Giacomo Alberti del battaglione Pieve di Teco, Medaglia d’Argento al Valor Militare, figura carismatica della Sezione di Imperia, unico testo a riportare nel titolo il nome della più terribile delle battaglie combattute nel corso della Ritirata.

    Si cena in fretta perché al Forte Centrale è già Cantamontagna, la rassegna di cori alpini giunta alla 21ª edizione; ospite il coro La Rotonda di Agliè (Torino). Il coro Monte Saccarello della Sezione di Imperia commuove intonando Ma se ghe penso, dedicato alle 43 vittime del Ponte Morandi di Genova, brano che ha concluso e concluderà tutti i concerti del coro nel 2019. Domenica inizia la sfilata e la fanfara della brigata Taurinense intona il Trentatré, seguita dalla fanfara Colle di Nava.

    Piove, come previsto. Prendono posto le autorità, e la selva di vessilli e gagliardetti, sono veramente tanti, si schiera nel prato. Dopo l’alzabandiera la pioggia cessa, forse per intercessione dell’eclettico cappellano sezionale don Marco Castagna che celebra la Messa in suffragio, e che si fa apprezzare per gli argomenti trattati nell’omelia. La Preghiera dell’Alpino è affidata – ed è la prima volta – ad un’alpina della Sezione, Rebecca Fiorucci. È comprensibilmente commossa, Rebecca, e va di fretta.

    Inizia la parte protocollare e l’assessore Paola Costa Bertora saluta a nome dell’Amministrazione comunale di Pornassio, Comune che ospita il raduno, ricordando il sacrificio dei compaesani molti dei quali appartenenti al battaglione Pieve di Teco. Parla Giovanni Badano.

    È il suo primo intervento a Nava da Presidente sezionale. Ha parole d’affetto per i reduci e ringrazia tutti i volontari della Sezione che hanno lavorato per il successo della cerimonia. Il generale Marcello Bellacicco porta il saluto degli alpini in armi. Le sue sono parole incisive e di vivo apprezzamento per il raduno di Nava. Così come lo è il discorso del vice Presidente nazionale, Mauro Buttigliero, molto apprezzato. Commuove Corrado Perona. La sua orazione ufficiale è veemente e appassionata e rispecchia in pieno il suo carattere.

    Colpisce il suo racconto dell’incontro con una contadina russa durante una sua visita all’asilo di Rossosch quando era Presidente: «Prenda, Presidente, queste patate. Le porti in Italia. Sono patate buone». Un gesto di una semplicità estrema, che gli alpini sanno apprezzare, perché sono gente semplice. Parole che rimangono sospese nell’aria in un silenzio carico di meditazione. Poi è stato l’Onore ai Caduti. Ventotto rintocchi come quel 28 gennaio 1943 nel vallone di Waluiki. Enzo Daprelà