I politici non sono tutti uguali

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    Spesso sento dire “Io non mi interesso di politica” quasi con lo stesso tono di chi dice “Io non ho una malattia infettiva”. Io, invece, mi sono sempre interessato di politica, sono stato un pubblico amministratore e ne sono orgoglioso. Non so se ho agito sempre bene, ma sicuramente ci ho provato. E non mi sono arricchito, come, ne sono certo, non si arricchisce la maggior parte di coloro che decidono di fare politica attiva, soprattutto a livello locale. Per questo l’editoriale sul numero di settembre mi ha fatto male, quando ho letto l’associazione del Moscarda pirandelliano ai “tanti politici, o aspiranti tali, bramosi di una posizione di rendita…”. Negare che ci siano politici corrotti è impossibile. Come è impossibile non ammettere che in ogni categoria professionale esistano persone incapaci e indegne. Però il “dovere” di ogni cittadino non è quello di sparare nel mucchio, ma di segnalare puntualmente ciò che a suo giudizio non funziona. Soprattutto per quanto riguarda la sfera “politica”, cioè tutte le azioni che sono tese a rispondere ai bisogni individuali e collettivi. Invece mi sembra che si sia diffuso un risentimento generico e aprioristico nei confronti di chi agisce in questo ambito. Penso soprattutto ai sindaci, esposti quotidianamente ai rimbrotti (uso un eufemismo) dei propri concittadini a causa di situazioni di cui spesso non sono responsabili. Poi, per fortuna, uno partecipa alle nostre adunate e scopre che la gente, in fondo in fondo, vuole bene a questi “poveretti” perché li applaude quando sfilano con la fascia tricolore. Sono certo che il direttore non voleva generalizzare assimilando tutti i “politici” ai Vitangelo Moscarda, vanesio, immaturo, inconcludente, ma l’impressione che ho ricavato dal suo paragone è stata veramente sgradevole. Temo che la maggior parte dei lettori non farà tanti distinguo e sarà confermata nella convinzione che la politica è una cosa brutta e sporca. Se anche così fosse, non sentiamo il dovere, come italiani, di migliorarla?

    Alberto Colzani, Gruppo di Villa Guardia, Sezione di Como

    Caro Alberto, grazie del tuo scritto, che racconta tanta trasparenza morale di uomo, alpino e amministratore. Mi spiace solo una cosa, quella di non essere riuscito a far passare il messaggio che volevo. Il Vitangelo Moscarda non voleva mettere alla berlina chi fa l’amministratore, ma colpire quei politici che per fare incetta di voti strumentalizzano simboli e persone, alpini compresi. Vorrei cogliere l’occasione per rispondere alle tante lettere che mi arrivano sul tavolo denunciando questo cattivo vezzo. Ne abbiamo parlato anche in Consiglio di Presidenza. Se non ho voluto nominare qualche politico in particolare, non è stato tanto per evitare spiacevoli scontri istituzionali, ma per il fatto che, come risulta da altre testimonianze, sono politici di tutte le aree partitiche (magari meno noti e con meno visibilità) a sfruttare cappelli e simboli Ana nelle loro scorribande elettorali. Mentre esprimo tutto il mio disappunto per questo andazzo inaccettabile, torno a ripetere quanto già scritto. Nessuno potrebbe indossare i nostri simboli se tante volte non ci fosse qualche alpino che glieli passa. A questi alpini vorrei chiedere: vi interessa più il politico o il rispetto della nostra Associazione?