I giovani, un tesoro da mobilitare

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    Quando si parla di giovani, del loro futuro e, di conseguenza, del futuro dell’Italia, la tentazione al pessimismo si fa incombente. Un post che girava in questi giorni diceva: sono sani, ben vestiti, hanno diploma e tanto di laurea… ma non sanno dire permesso? grazie, buongiorno! Messaggi duri che domandano un sussulto di discernimento, per evitare di finire nella turbina del qualunquismo e dei luoghi comuni, che ci versano il fiele nel bicchiere, rubando la speranza e l’ottimismo. Sottolineare il male è sport che va di moda. I giornali ci forniscono le cronache dei “cazzotti” tra politici, obbligandoci a diventare a nostra volta tifosi, per farci scazzottare tra noi. E così diventiamo una società di “mine” che scoppiano tra di loro per simpatia o detonazione per influenza, come direbbe con rigore linguistico uno esperto di esplosivi. In realtà il male è diventato di moda nella sua spettacolarizzazione emotiva. Perfino i più piccoli hanno imparato a giocare con i mostri, abbandonando i personaggi delle favole, quelle che finivano sempre con la vittoria del bene. Ma la verità non è esattamente così. C’è un bene silenzioso e sano che fluisce in maniera trasversale in tutte le frange sociali, dai bambini agli adulti, nei giovani e nelle famiglie, nella politica e nella Chiesa. Soltanto che il bene, come la foresta che cresce, non fa rumore e non conquista la cronaca. Pensavo a questo e pensavo soprattutto ai giovani. Chi ha la fortuna di avvicinarli sa quanto bene e quanta ricchezza si nasconda in moltissimi di loro. Quante volte, ascoltandoli, ho invidiato la loro preparazione, la loro capacità di muoversi dentro gli scenari del mondo e le potenzialità di cui sono portatori. Se mai c’è un appunto, che potremmo muovere, sta nel fatto che ne abbiamo fatto dei competenti, capaci di parlare le lingue straniere, di praticare sport e attività varie, di saper usare il digitale come dei funamboli… Abbiamo regalato loro competenze, omettendo di educarli al senso del bene comune. Una colpa che non è loro, ma di chi, adulto, ha confuso educazione con concessione. Ecco perché va salutata con soddisfazione la notizia della reintroduzione dell’educazione civica nelle scuole, a partire dal prossimo autunno. Che non è operazione di archeologia, ma umanitaria e sociale. Un percorso teorico che andrà poi accompagnato da un’esperienza complementare, quella di un servizio gratuito da rendere al Paese. È questo uno degli impegni prioritari del nostro Presidente Favero, impegno che talvolta per ovvie ragioni può sembrare carsico, intento a portare avanti la proposta di un Corpo ausiliario alpino nell’ambito della Protezione civile e dell’Ospedale da Campo Ana, aperto ad un servizio obbligatorio per tutti gli altri giovani. Oltretutto a dare man forte è arrivata una recente legge della Regione Veneto che chiede il ripristino del servizio militare, mentre sulla stessa lunghezza d’onda si stanno sensibilizzando Regioni come la Liguria, la Lombardia ed anche il Friuli Venezia Giulia. Sono personalmente convinto che, fuori dagli schiamazzi ideologici, una gran parte d’Italia plaudirebbe convinta ad un progetto educativo percepito come non più rinviabile. Una gran parte d’Italia, desiderosa di mettere in piedi, proprio a partire dai giovani, una grande Italia.

    Bruno Fasani